Semplice. Tranquillo. Presente.

In un mon­do rumo­roso e affol­la­to, voglia­mo reimpara­re insie­me cosa signi­fi­ca vive­re sem­pli­ce­men­te, non per rin­un­cia, ma per desi­de­rio. Crei­amo spa­zio – nei nos­tri cuo­ri, nella nos­t­ra vita quo­ti­dia­na, nella nos­t­ra chie­sa – affin­ché la voce di Dio pos­sa esse­re ascol­ta­ta, il suo amo­re pos­sa esse­re per­c­e­pi­to e la sua gui­da pos­sa esse­re riconosciuta.

Gesù vive­va in modo sem­pli­ce per­ché la sua sicu­rez­za non sta­va nei beni mate­ria­li, ma nel Pad­re. In una cul­tu­ra del “semp­re di più”, ci invi­ta a liber­ar­ci dei pesi super­flui e a impara­re la sobrie­tà. Il pro­ble­ma non è la ric­chez­za, ma un cuo­re che vi è attac­ca­to. Chi lascia che Dio sia abbastan­za per lui, si libe­ra dal­la cor­sa al «di più» e diven­ta libe­ro di esse­re genero­so. La sem­pli­ci­tà cris­tia­na non signi­fi­ca rin­un­cia, ma fidu­cia, liber­tà e più spa­zio per Dio. Quan­do io e mio figlio l’anno scor­so abbia­mo per­cor­so le prime cin­que tap­pe del… 
Spes­so, nel silen­zio, spe­ri­men­ti­amo Dio come Dio onni­po­ten­te e amo­re­vo­le. Nella comu­nio­ne con Lui rico­no­scia­mo semp­re più la sua gran­dez­za e la sua for­za e ci ren­dia­mo con­to di ciò che ci ha dona­to nel suo amo­re. La con­s­ape­vo­lez­za del­la sua for­za al nos­tro fian­co, che abbia­mo gra­zie alla nuo­va alle­an­za, ci dona pace e for­za. Da ragaz­zo ero mol­to attivo: face­vo para­pen­dio, anda­vo in moto e mi pia­ce­va anda­re alle fes­te. Allo stes­so tem­po suo­na­vo in due grup­pi musicali… 
Il saba­to è il dono di Dio di un rit­mo sacro di lavoro e ripo­so. Ci ricorda che il nos­tro valo­re non dipen­de dal­le pres­ta­zio­ni, ma dal­la gra­zia di Dio. Come gior­no di ripo­so, gioia e ado­ra­zio­ne, ci pro­t­eg­ge dal­l’in­quietu­di­ne e dal­la schia­vi­tù inte­rio­re. Allo stes­so tem­po, il saba­to indi­ca il ripo­so più pro­fon­do che pos­sia­mo tro­va­re in Cris­to – già oggi e un gior­no alla pre­sen­za eter­na di Dio. C’è un’an­ti­ca para­bo­la che rac­con­ta di set­te fratel­li. Sei di loro lavo­r­a­va­no dura­men­te ogni giorno… 
Il ser­mo­ne ci invi­ta a sco­pri­re il silen­zio e la soli­tu­di­ne non come un dove­re, ma come un dono di Dio. Gli esem­pi di Gesù, Elia e del cris­tia­no per­se­gui­ta­to Amin chia­ris­co­no che è pro­prio nel riti­ro e nel silen­zio che spes­so incon­tria­mo la pre­sen­za di Dio in modo par­ti­co­lar­men­te pro­fon­do. In un mon­do rumo­roso e fre­ne­ti­co, il silen­zio crea lo spa­zio per esse­re gua­ri­ti, per ascol­ta­re la voce di Dio e per rice­ve­re nuo­va for­za per la vita quo­ti­dia­na. Di recen­te Amin ha ten­uto una con­fe­ren­za sul­la sua espe­ri­en­za di cris­tia­no per­se­gui­ta­to in… 
Uno sti­le di vita dece­le­ra­to ci aiu­ta a tro­va­re la vera pace inte­rio­re, a cre­sce­re spi­ri­tu­al­men­te e a con­dur­re una vita carat­te­riz­za­ta da amo­re e frut­ti divi­ni. Gesù stes­so non ha vis­suto una vita fre­ne­ti­ca, ma si è pre­so del tem­po per suo Pad­re e per le per­so­ne, anche in situa­zio­ni appa­ren­te­men­te urgen­ti. Le sue abi­tu­di­ni sono una gui­da e un «aiuto per la scala­ta». Il ral­len­ta­men­to non avvie­ne per caso, ma attra­ver­so decis­io­ni e strut­tu­re pra­ti­ca­te con­s­ape­vol­men­te nella vita quo­ti­dia­na. Ques­to crea spa­zio per l’ope­ra di Dio e per incon­tri auten­ti­ci. Ber­ner è… 
Luca 2:41–52 con­tiene l’u­ni­co reso­con­to del­la gio­vi­nez­za di Gesù stes­so. Il «ragaz­zo», reli­gio­sa­men­te indi­pen­den­te, si reca con i suoi geni­to­ri a Geru­sa­lem­me per la Pas­qua. Con sgo­men­to dei suoi geni­to­ri, però, Gesù rima­ne a Geru­sa­lem­me dopo la loro par­ten­za e impres­sio­na i maes­tri del luo­go con la sua com­pren­sio­ne e le sue ris­pos­te sag­ge. Dopo tre gior­ni, i suoi geni­to­ri lo ritro­va­no e si indigna­no per­ché se n’è sem­pli­ce­men­te anda­to. Per Gesù, tut­ta­via, era chia­ro: «Avres­te dovu­to sape­re che ero nella casa dei miei…». 
Le nost­re azio­ni sono gui­da­te dal­le aspett­a­ti­ve. Per Gesù, inve­ce, è chia­ro che solo una cosa è dav­vero importan­te: cer­ca­re la sua vicinan­za. Lui ci aspet­ta pazi­en­te­men­te. Più cer­chi­amo la sua pre­sen­za, più ci ren­dia­mo con­to di quan­to sia pre­zio­sa la sua vicinan­za. Malou diven­terà sor­el­la mag­gio­re ad agos­to e non vedia­mo l’o­ra. Io e Dami­an pro­ve­nia­mo da fami­g­lie num­e­ro­se e quin­di era nos­tro gran­de desi­de­rio che Malou non cre­sces­se sen­za fratel­li. Tut­ta­via, io e mio mari­to abbia­mo avuto… 
Dio ha inse­ri­to la sua crea­zio­ne – com­pre­si noi esse­ri uma­ni – in un rit­mo. Se pres­ti­amo atten­zio­ne a ques­ti cicli, pos­sia­mo raf­forz­a­re il nos­tro cor­po, la nos­t­ra memo­ria, le nost­re emo­zio­ni e il nos­tro spi­ri­to. Una vita che por­ta alla vita non è solo atti­vi­tà o solo ripo­so, ma un’in­te­r­azio­ne equi­li­bra­ta di ent­ram­bi gli ele­men­ti. Pren­dia­mo Gesù come model­lo: la per­so­na più pro­dut­ti­va del­la sto­ria si è semp­re pre­sa del tem­po per rig­e­ner­ar­si. Il ripo­so e il tem­po di tran­quil­li­tà con Dio sono pro­dut­ti­vi, anche se… 
Il Ven­er­dì San­to rivela la cro­ce di Gesù come il luo­go del­la vitto­ria decisi­va: la col­pa vie­ne per­do­na­ta, l’uo­mo vie­ne giu­sti­fi­ca­to, ricon­ci­li­a­to con Dio e adotta­to nella sua fami­glia. La mor­te per­de il suo pote­re, vie­ne dato un futu­ro eter­no e la gua­ri­gio­ne diven­ta pos­si­bi­le. Ciò che è acca­du­to in quel luo­go è per­so­na­le, accett­a­to nella fede. In ques­to modo, la cro­ce si tras­for­ma da sim­bo­lo di sof­fe­ren­za a fon­te di spe­ran­za, iden­ti­tà e nuo­va vita. Oggi ricor­re il 1993° anni­ver­sa­rio del Ven­er­dì San­to. I cal­co­li mostra­no che la crocifissione… 
Gesù entra a Geru­sa­lem­me come il re pro­mes­so, non con pote­re e sfar­zo, ma con umil­tà su un asi­no, a dif­fe­ren­za di quan­to ci si aspet­ta­va. Il popo­lo lo accla­ma, ma non si ren­de con­to che il suo cammi­no non por­ta al tro­no, ma alla cro­ce. Ques­t’area di ten­sio­ne mos­tra quan­to le idee uma­ne poss­a­no devi­a­re dal pia­no di Dio. Eppu­re è pro­prio qui che ini­zia il com­pi­men­to del­la pro­mes­sa di Dio e la sal­vez­za del mon­do. «[…] Sia loda­to Dio per il Figlio di Davi­de, sia benedetto…». 
Le per­so­ne vivo­no del­la paro­la di Dio, ma il fat­to­re decisi­vo è il modo in cui ascol­ti­amo. Gesù lo dice chia­ra­men­te: il vero ascol­to por­ta semp­re all’a­zio­ne. Colo­ro che accol­go­no la voce di Dio e vivo­no di con­se­guen­za cos­truis­co­no la loro vita su basi soli­de. Colo­ro che si limi­ta­no ad ascol­ta­re ma non agis­co­no per­do­no sostan­za spi­ri­tua­le. Ecco per­ché vale quan­to segue: ascol­ta­re, cre­de­re, fare – è così che l’ope­ra di Dio nella nos­t­ra vita diven­ta visi­bi­le. L’im­pe­ra­to­re Feder­i­co vole­va sco­pri­re la lin­gua ori­gi­na­le comu­ne a tut­ti gli uomi­ni. Per sco­prir­lo, ini­ziò una serie di espe­ri­men­ti. Vole­va osser­va­re come… 
Rico­no­sce­re la voce di Dio è simi­le a rico­no­sce­re le voci fami­lia­ri: Ci vogli­o­no rela­zio­ni, espe­ri­en­za e pra­ti­ca. Lo spi­ri­to di Dio par­la allo spi­ri­to del­l’uo­mo, ma ques­to mess­ag­gio è fil­tra­to dal­la per­so­na­li­tà, dal­le pau­re e dai desi­de­ri. Ecco per­ché le impres­sio­ni devo­no esse­re mes­se alla pro­va, con­front­an­do­le con la Bibbia, con la natu­ra di Gesù e con il dia­lo­go con gli altri. Gli erro­ri fan­no par­te di ques­to pro­ces­so. Pas­sa­re del tem­po con Dio e cono­sce­re semp­re meglio la sua voce è fon­da­men­ta­le. Duran­te la cele­bra­zio­ne del ringra­zia­men­to, noi pas­to­ri sia­mo sta­ti sfi­da­ti nel gio­co «Wet­ten, dass…?» («Scom­metti che…?») a rico­no­sce­re le per­so­ne solo in base alla loro voce… 
Ascol­ta­re la voce di Dio ini­zia nel silen­zio. Gesù vive­va del­la comu­nio­ne con il Pad­re e Mosè tro­va­va for­za e ori­en­ta­men­to nella ten­da del­l’in­con­tro. Anche noi abbia­mo biso­g­no di tem­pi e luoghi fis­si per incon­tra­re Dio, lon­ta­no dal­le dis­tra­zio­ni. Dio non è un Dio silen­zio­so, ma un Dio par­lan­te: anche il suo silen­zio par­la. La sua voce non si rico­no­sce attra­ver­so la tec­no­lo­gia, ma attra­ver­so la vicinan­za. Nel silen­zio tro­via­mo pace, gui­da e nuo­va for­za. Le azio­ni di Gesù erano semp­re com­ple­ta­men­te foca­liz­za­te su… 
Dio non solo ascol­ta, ma par­la anche. Anche nella sto­ria di Israe­le, è emer­so chia­ra­men­te che Dio vede, ascol­ta e si pren­de cura del suo popo­lo. Attra­ver­so Gesù e lo Spi­ri­to San­to, oggi le per­so­ne posso­no ascol­ta­re la voce di Dio. I pre­re­qui­si­ti per far­lo sono l’a­per­tu­ra, il silen­zio e un cuo­re obbe­dien­te. Dio par­la in modi diver­si: attra­ver­so la Bibbia, le impres­sio­ni o le per­so­ne. Il suo parl­a­re dà ori­en­ta­men­to, corag­gio e cer­tez­za inte­rio­re nella vita. Il popo­lo di Israe­le ha vis­suto cir­ca 400 anni di oppres­sio­ne e schia­vi­tù in Egit­to. Durante… 
E se digiun­as­si­mo – e Dio ci dices­se anco­ra: non così? In Isa­ia 58, Dio met­te un gran­de «se» davan­ti – e lo com­bi­na con poten­ti pro­mes­se di luce, gua­ri­gio­ne e abbond­an­za inte­rio­re. Esis­te un digi­u­no che rima­ne inef­fi­cace e uno che fa fior­i­re la nos­t­ra vita come un giar­di­no inn­af­fi­a­to. La ques­tio­ne non è se ne fac­cia­mo a meno, ma se il nos­tro cuo­re è dav­vero in sin­to­nia con il cuo­re di Dio. Oggi arri­via­mo al quar­to e ulti­mo ser­mo­ne del­la serie sul digiuno.… 
Pro­prio come Gesù vin­se le ten­ta­zio­ni nel deser­to attra­ver­so la rin­un­cia e la fidu­cia, anche la nos­t­ra vita ha biso­g­no di mol­ti no per il gran­de sì a Dio. Pos­ses­si, popola­ri­tà e pote­re posso­no diven­ta­re un sosti­tu­to di Dio. Nei «tem­pi del deser­to» scel­ti con­s­ape­vol­men­te – tran­quil­li, sem­pli­ci e pre­sen­ti davan­ti a Dio – impa­ria­mo a fid­ar­ci di nuo­vo. Lì ci rin­no­via­mo inte­rior­men­te e sia­mo in gra­do di resis­te­re alle ten­ta­zio­ni e di vive­re nella pie­nez­za di Dio. Se un atle­ta vuo­le vin­ce­re le Olim­pia­di, ci vogli­o­no mol­ti no per… 
Il digi­u­no e la preg­hie­ra sono semp­re sta­ti inse­pa­ra­bi­li, soprat­tut­to quan­do la vita ini­zia a vacil­la­re. L’es­em­pio del re Gio­sa­fat mos­tra come un uomo reagis­ce alla pau­ra e alla min­ac­cia rea­le e si ori­en­ta con­s­ape­vol­men­te ver­so Dio. La sua sto­ria mos­tra come le preoc­cu­p­a­zio­ni poss­a­no esse­re tras­for­ma­te in preg­hie­ra e come la genui­na dipen­den­za da Dio apra nuo­ve pro­s­pet­ti­ve. Sia­mo invi­ta­ti a com­bi­na­re il digi­u­no in modo mol­to pra­ti­co con una vita di preg­hie­ra con­cre­ta. Digi­u­no e preg­hie­ra van­no semp­re di pari pas­so. È… 
L’o­bi­et­tivo è il Cuo­re del Pad­re di Dio. Quella è la nos­t­ra casa. È lì che si tro­va la nos­t­ra feli­ci­tà. Ques­to cuo­re pater­no e ques­ta feli­ci­tà si posso­no tro­va­re solo in Gesù Cris­to. Se non hai lui, il cammi­no è bloc­ca­to. Cris­to mos­tra la stra­da, for­nis­ce l’o­ri­en­ta­men­to ed è la vita. Il nos­tro mot­to del­l’an­no è rico­no­sce­re Dio. La pri­ma paro­la chia­ve è «sem­pli­ce». È dav­vero sem­pli­ce: «Gesù gli dis­se: «Io sono la via, la veri­tà e la vita. Nes­su­no vie­ne al Pad­re se non attraverso…». 
In sen­so bibli­co, il digi­u­no è un per­cor­so spi­ri­tua­le di devo­zio­ne che ci fa pro­gred­ire nella san­ti­fi­ca­zio­ne e met­te a nudo il nos­tro ego­cen­tris­mo. Mos­tra quan­to sia­mo spin­ti dal prin­ci­pio del pia­ce­re e da noi stes­si e ci con­du­ce pro­prio in ques­ta debo­lez­za alla gra­zia libe­ra­tri­ce di Gesù Cris­to. Il digi­u­no non cam­bia solo il nos­tro com­por­ta­men­to, ma anche i nos­tri desi­de­ri, ricent­ran­do­ci su Dio. L’o­bi­et­tivo non è l’au­to-otti­miz­za­zio­ne, ma l’a­do­ra­zio­ne: una rin­un­cia con­s­ape­vo­le che ci insegna che l’es­se­re umano… 
Il digi­u­no è un eser­ci­zio spi­ri­tua­le spes­so sco­no­sci­uto ma cen­tra­le che Gesù richie­de ai suoi segu­aci. Gesù non cri­ti­ca il digi­u­no in sé, ma piut­tosto un digi­u­no ipo­cri­ta che vie­ne mes­so in mos­tra, e ci invi­ta a un digi­u­no nas­cos­to, gio­io­so e com­ple­ta­men­te con­cen­tra­to sul Pad­re. Il digi­u­no bibli­co signi­fi­ca asten­er­si con­s­ape­vol­men­te dal cibo per rivol­ge­re tut­to il cor­po ver­so Dio e ado­r­ar­lo. È un’es­pres­sio­ne del­l’att­eg­gi­a­men­to che Gesù è più importan­te anche dei nos­tri biso­gni più ele­men­ta­ri e può esse­re usa­to come un modo spi­ri­tua­le di… 
Il ser­mo­ne ci invi­ta a fare silen­zio in mez­zo al rumo­re, alle pres­ta­zio­ni e al tumul­to inte­rio­re per ascol­ta­re nuo­va­men­te le paro­le tran­quil­le di Dio. Basan­do­si sul deser­to bibli­co, mos­tra che la soli­tu­di­ne e il silen­zio sono luoghi di puri­fi­ca­zio­ne, di ricer­ca del­la pro­pria iden­ti­tà e di incon­tro con Dio. Chi crea uno spa­zio per il silen­zio rico­no­sce Dio più pro­fon­da­men­te, vie­ne tras­for­ma­to inte­rior­men­te e acqui­sis­ce com­pas­sio­ne e chia­rez­za spi­ri­tua­le per un minis­te­ro frut­tuo­so. Due per­so­ne cammi­nano insie­me in una stra­da traf­fi­ca­ta. Il rumo­re dei moto­ri aleg­gia nel­l’a­ria, le voci si sov­rap­pon­go­no, i pas­si riecheggiano…