Il deserto | Incontro con il nostro nemico

Data: 23 agos­to 2026 | Pre­di­ca­to­re:
Serie: | Tes­to bibli­co: Matteo 4:1–11
Sug­ge­ri­men­to: Ques­to ser­mo­ne è sta­to tra­dot­to auto­ma­ti­ca­men­te. Si pre­ga di nota­re che non pos­sia­mo accet­ta­re alcu­na responsa­bi­li­tà per l’ac­cu­ra­tez­za del contenuto.

Il deser­to è un luo­go dove Dio ci con­du­ce – a vol­te nos­tro mal­gra­do, alt­re vol­te lo cer­chi­amo con­s­ape­vol­men­te. Nel silen­zio, le voci inte­rio­ri si fan­no sen­ti­re e la lot­ta spi­ri­tua­le diven­ta evi­den­te: desi­de­ri dis­or­di­na­ti, il mon­do e il dia­vo­lo cer­ca­no di allon­tan­ar­ci da Dio. Gesù ci mos­tra come la veri­tà di Dio sma­sche­ri le men­zo­gne. Ma lui non è solo il nos­tro model­lo: Cris­to ha vin­to la bat­ta­glia per noi. Il deser­to ci por­ta più in pro­fon­di­tà nell’incontro con Dio.


Qual­che anno fa, un grup­po di ricer­ca­to­ri dell’Università del­la Vir­gi­nia ha cond­ot­to un espe­ri­men­to inter­es­san­te. I par­te­ci­pan­ti sono sta­ti fat­ti acco­mo­da­re uno alla vol­ta in una stan­za sen­za dis­tra­zio­ni. Ave­va­no una scel­ta: poteva­no sta­re sedu­ti da soli in quella stan­za per 15 minu­ti e lasci­ar vaga­re i pen­sie­ri. Oppu­re poteva­no dar­si una scos­sa elett­ri­ca. Per far­lo, gli veni­va appli­ca­ta una fascia elett­ri­ca alla cavi­glia. Poteva­no pre­me­re un pulsan­te da soli. A quel pun­to, una scos­sa elett­ri­ca for­te ma innocua avreb­be attra­ver­sa­to il loro cor­po. La cosa sor­pren­den­te: due ter­zi degli uomi­ni e un quar­to del­le don­ne han­no effet­ti­va­men­te scel­to la scos­sa elett­ri­ca, piut­tosto che sta­re 15 minu­ti da soli con i pro­pri pen­sie­ri. Uno sci­en­zia­to ha rias­sun­to il risult­a­to più o meno così: la mag­gi­or par­te del­le per­so­ne sem­bra pre­fer­i­re fare qual­co­sa piut­tosto che non fare nulla – anche se quel “qual­co­sa” è negativo.

Blai­se Pas­cal (XVII seco­lo): «Tut­ta la sven­tura degli uomi­ni deri­va dal fat­to che non ries­co­no a sta­re tran­quil­li tra le pro­prie quat­tro mura.»

Fried­rich Nietz­sche (XIX seco­lo): «Quan­do sia­mo soli e in silen­zio, abbia­mo pau­ra che qual­co­sa ci ven­ga suss­ur­ra­to all’orecchio, ed è per ques­to che odia­mo il silen­zio e ci dis­trai­amo con la vita socia­le.»

Per­ché è così? For­se per­ché il silen­zio non è poi così silen­zio­so. Quan­do le dis­tra­zio­ni ester­ne scom­pai­o­no, le voci inte­rio­ri diven­ta­no udi­bi­li. E for­se ques­to spie­ga per­ché il deser­to ci risul­ti così dif­fi­ci­le. Lì c’è ben poco che ci dis­trag­ga. Ci calia­mo nel silen­zio – e non incon­tria­mo solo Dio e il nos­tro cuo­re. A vol­te lì incon­tria­mo anche il nos­tro nemico.

Nel­le prime due ome­lie abbia­mo vis­to che il deser­to è l’aula di Dio. Ed è un luo­go dove incon­tria­mo il nos­tro cuo­re. Oggi par­lia­mo dell’incontro con il nos­tro nemi­co. E ques­to mi por­ta a una doman­da fon­da­men­ta­le: a qua­le voce devo credere?

A volte Dio ci porta nel deserto

Matteo ini­zia così: «In segui­to, Gesù fu cond­ot­to dal­lo Spi­ri­to San­to nel deser­to, per­ché lì sareb­be sta­to mes­so alla pro­va dal dia­vo­lo»(Matteo 4:1 NLB).

Quin­di non è sta­ta una sua idea o ini­zia­ti­va. È sta­to cond­ot­to nel deser­to dal­la voce sedu­cen­te di Dio. Un alt­ro bio­gra­fo di Gesù, Mar­co, lo esprime in modo anco­ra più for­te: «Subi­to dopo, lo Spi­ri­to San­to spin­se Gesù ad anda­re nel deser­to» (Mar­co 1,12 NLB). Pro­prio così, lo Spi­ri­to San­to ope­ra rego­lar­men­te anche nei nos­tri cuo­ri. Lui ci invi­ta a stac­c­ar­ci dal lavoro, dal­la fre­ne­sia quo­ti­dia­na e da tut­te le nost­re dis­tra­zio­ni, per ritir­ar­ci nel silen­zio, sem­pli­ce­men­te per ascol­ta­re e aspet­ta­re Dio. Non dob­bia­mo aspet­ta­re che la vita ci costringa ad anda­re nel deser­to. Pos­sia­mo cre­ar­ci volon­ta­ria­men­te dei momen­ti nel deser­to: un po’ di tem­po sen­za cel­lu­la­re, una pas­seg­gia­ta da soli, una mat­ti­na­ta con la Bibbia, un’ora di preg­hie­ra o un peri­odo di digi­u­no. E anche noi sco­pri­re­mo che il silen­zio non è solo un luo­go di ben­es­se­re spi­ri­tua­le, ma un luo­go di lot­ta – il luo­go in cui incon­tria­mo i nos­tri demoni.

Per­ché quan­do le voci ester­ne si fan­no più debo­li, a un cer­to pun­to sen­ti­amo quel­le inte­rio­ri. È pro­prio quello che han­no spe­ri­men­ta­to anche i Padri e le Madri del deser­to del­la Chie­sa pri­mi­ti­va. Si riti­ra­va­no con­s­ape­vol­men­te nel deser­to. Non solo per sfug­gi­re al mon­do. Anda­va­no nel deser­to per impara­re a com­bat­te­re. Per­ché quan­do mi cal­mo, le mie lot­te non scom­pai­o­no. Diven­ta­no qual­co­sa che si può vive­re in pri­ma persona.

Mar­kus rac­con­ta ques­to epi­so­dio nel deser­to in for­ma sin­te­ti­ca: «Per qua­ran­ta gior­ni fu mes­so alla pro­va da Sata­na. Vive­va in mez­zo alle bes­tie sel­va­ti­che e gli ange­li si pren­de­va­no cura di lui» (Mar­co 1,13 NLB). La sce­na nel deser­to include Gesù, gli ange­li e gli ani­ma­li sel­va­ti­ci. Gli ani­ma­li sel­va­ti­ci sim­bo­leg­gi­a­no un luo­go di lotta.

For­se ti è capi­ta­to: ti sie­di, vuoi pre­ga­re… e all’improvviso ti ven­go­no in men­te mil­le pen­sie­ri. Diven­ti irre­quie­to e pren­di il cel­lu­la­re. Maga­ri ti ren­di con­to: sono abitua­to a scappa­re da me stes­so. Il deser­to ci costrin­ge a guar­da­re den­tro di noi. E crea lo spa­zio per ascol­ta­re Dio.

Nel deserto impariamo a quale voce dare retta

Gesù tras­cor­re qua­ran­ta gior­ni nel deser­to. Fisi­ca­men­te è allo stre­mo. Ha fame. Ma spi­ri­tu­al­men­te Gesù non è affat­to in un momen­to di cri­si. È debo­le fisi­ca­men­te, ma spi­ri­tu­al­men­te è al cul­mi­ne. Per­ché pro­prio lì sta per avve­ni­re il suo bat­te­si­mo. Il cie­lo si apre. Il Pad­re dice: «Ques­to è il mio figlio pre­di­let­to, in lui ho una gran­de gioia» (Matteo 3,16 NLB).

Gesù, quin­di, par­te per il deser­to spin­to da una pro­fon­da espe­ri­en­za dell’amore del Pad­re. E poi arri­va il Ten­ta­to­re: «Se sei il Figlio di Dio […]» (Matteo 4,3 NLB).

Il papà dice: «Sei il mio ama­to figlio.» Il nemi­co dice: «Se sei il Figlio di Dio.» Dio con­fe­ris­ce l’i­den­ti­tà. Il nemi­co la met­te in dis­cus­sio­ne. Ed è pro­prio così che spes­so fun­zio­na la ten­ta­zio­ne anche per noi. «Non sei abbastan­za.» «Devi dimostra­re il tuo valo­re.» «A Dio non sta pro­prio a cuo­re il tuo bene.»

Spes­so la lot­ta non par­te dal nos­tro com­por­ta­men­to. Par­te dai nos­tri pen­sie­ri e dal­le voci a cui cre­dia­mo. Gli anti­chi Padri del deser­to par­la­va­no di tre gran­di nemici dell’uomo: il mon­do, la car­ne e il dia­vo­lo. E pos­sia­mo rico­no­sce­re ques­ti tre livel­li anche nel­le ten­ta­zio­ni di Gesù.

La carne

«[…] tras­for­ma ques­te piet­re in pane»» (V.3 NLB). Gesù ha fame. Ques­to biso­g­no non è sba­gli­a­to. La ten­ta­zio­ne sta nel sod­dis­fa­re ques­to biso­g­no sen­za Dio. Ques­ta è la car­ne: i nos­tri desi­de­ri dis­or­di­na­ti di sicu­rez­za, rico­no­sci­men­to, con­trol­lo o appa­ga­men­to. La doman­da è: seguirò le mie vog­lie o mi fiderò di Dio? «Gesù ris­po­se: ‘No! La Scrit­tu­ra dice: ’L’uomo non vive di solo pane, ma di ogni paro­la che esce dal­la boc­ca di Dio”».’» (V.4 NLB).

Il diavolo

Poi Gesù vie­ne cond­ot­to sul­le mer­la­tu­re del Tem­pio. Il Ten­ta­to­re ricor­re per­si­no alla Bibbia: «Sal­ta! Dio ti sos­ter­rà.» In alt­re paro­le: pro­ve che Dio ti ama. Anche noi cono­scia­mo ques­ta voce: «Signo­re, se mi ami dav­vero, all­o­ra adesso devi…» Ma Gesù rispon­de: «Ma la Scrit­tu­ra dice anche: ‘Non sfi­da­re il Signo­re, il tuo Dio’.’» (V.7 NLB). Non dob­bia­mo costrin­ge­re Dio a dimostrar­ci il suo amore.

Il mondo

Poi il dia­vo­lo mos­tra a Gesù i reg­ni del mon­do: «Voglio dar­ti tut­to ques­to.» Una coro­na sen­za cro­ce. Glo­ria sen­za obbe­dien­za. Suc­ces­so sen­za dedi­zio­ne. Glo­ria sen­za obbe­dien­za. Il mon­do dice: devi diven­ta­re gran­de e impor­re la tua volon­tà. Gesù sce­g­lie la via di Dio. Non la scor­cia­toia. Non la glo­ria sen­za cro­ce. Ma l’obbedienza.

In tut­te e tre le situa­zio­ni, Gesù rispon­de con la Paro­la di Dio. Non dis­cu­te con il ten­ta­to­re. Si affi­da alla veri­tà. «Se segui­re­te le mie paro­le, sare­te dav­vero miei dis­ce­po­li. Cono­sce­re­te la veri­tà e la veri­tà vi ren­derà libe­ri» (Gio­van­ni 8,31 e segg., NLB). Rima­ne­re nella Sua Paro­la. Rico­no­sce­re la veri­tà. Spe­ri­men­ta­re la libertà.

Il deser­to fa emer­ge­re le voci. E all­o­ra pos­sia­mo chie­der­ci: cosa ne pen­sa Dio? Non tut­ti i pen­sie­ri sono veri. Non tut­te le pau­re sono pro­fe­zie. Non tut­te le sen­sa­zio­ni cor­rispon­do­no alla real­tà. Dob­bia­mo impara­re a distin­gue­re: cosa dice il mio cuo­re? Cosa dice il mon­do? Cosa dice il nemi­co? E cosa dice Gesù? Più res­ti­amo con Gesù, più la sua voce ci diven­ta familiare.

Cristo vince la battaglia per noi

Ques­ta sto­ria non è una pre­di­ca! Non signi­fi­ca: «Gesù ha resis­ti­to alla ten­ta­zio­ne. Quin­di dat­ti da fare e fai pro­prio come lui.» No. Matteo ci rac­con­ta qual­co­sa di mol­to più gran­de. Gesù resis­te pro­prio dove gli altri han­no cedu­to. Ada­mo era nel giar­di­no. Tut­to anda­va bene. Nien­te fame. Nien­te soli­tu­di­ne. Nien­te deser­to. Eppu­re ha dato ascol­to alla voce del serpente.

Gesù si tro­va nel pos­to oppos­to: nel deser­to, affa­ma­to, solo e fisi­ca­men­te esaus­to. Eppu­re rima­ne fede­le. Gesù è il nuo­vo Ada­mo. Supera la pro­va pro­prio dove l’uomo ha fallito.

E la lot­ta non finis­ce nel deser­to. Il deser­to pre­an­nun­cia già il Gol­go­ta. Anche lì Gesù vie­ne mes­so alla pro­va: «Beh, all­o­ra sal­va­ti da solo e scen­di dal­la cro­ce!» (Mar­co 15,30 NLB). Dimos­tra chi sei. Ma Gesù rima­ne. Non per­ché non pot­esse scen­de­re, ma per­ché vole­va sal­v­ar­ci. Ecco per­ché Gesù non è solo il nos­tro model­lo. È il nos­tro Salvatore.

Quan­do sia­mo mes­si alla pro­va, non sia­mo soli. Gesù ha già per­cor­so ques­ta stra­da pri­ma di noi. La Let­te­ra agli Ebrei dice: «Ques­to Som­mo Sacer­do­te capis­ce le nost­re debo­lez­ze, per­ché ha affron­ta­to le stesse ten­ta­zio­ni che affron­ti­amo noi, ma non ha pec­ca­to» (Ebrei 4,15 NLB).

Gesù cono­sce bene la lot­ta. Cono­sce la fame, la soli­tu­di­ne e la ten­ta­zio­ne. Per ques­to pos­sia­mo anda­re da Lui con fidu­cia. Non solo quan­do abbia­mo vin­to, ma pro­prio nel bel mez­zo del­la lot­ta. La nos­t­ra spe­ran­za non sta nel fat­to che sia­mo semp­re for­ti. La nos­t­ra spe­ran­za sta in Cris­to, che è rimasto fedele.

For­se ques­ta è la doman­da fon­da­men­ta­le di ques­ta pre­di­ca: «Qua­li voci influ­en­za­no la mia vita?» La voce del­la mia pau­ra? Del mio sen­so di col­pa? Del mio ren­di­men­to? Del­la socie­tà? Del ten­ta­to­re? O la voce di Gesù?

Ecco per­ché abbia­mo biso­g­no del deser­to. Non per­ché Dio ci par­li semp­re in modo spet­ta­co­la­re lì. Ma per­ché lì tan­te alt­re cose si fan­no più silen­zio­se. Lì impa­ria­mo a distin­gue­re, a pren­de­re sul serio la Paro­la di Dio e a rispon­de­re alle men­zo­gne con la veri­tà. Mar­co rac­con­ta che nel deser­to Gesù fu sos­ten­uto dag­li ange­li. Il deser­to era il luo­go del­la pro­va. Ma non era il luo­go dell’allontanamento da Dio. Lo Spi­ri­to ave­va cond­ot­to Gesù lì. E il Pad­re non lo ave­va abbandonato.

Il deser­to non è la meta. Ma può diven­ta­re un luo­go dove impa­ria­mo ad ascol­ta­re, a distin­gue­re e ad ave­re fidu­cia. E quan­do impa­ria­mo a rico­no­sce­re le voci del nemi­co, nas­ce in noi un desi­de­rio anco­ra più pro­fon­do: non solo sape­re a qua­le voce non dob­bia­mo cre­de­re, ma anche cono­sce­re semp­re meglio la voce di Dio stesso.

Non solo affronta­re il nemi­co. Ma incon­tra­re Dio.

 

Possibili domande per il piccolo gruppo

Leg­gi il bra­no del­la Bibbia: Matteo 4,1–11

  1. Qua­li «peri­odi di deser­to» ho vis­suto nella mia vita – invo­lon­ta­ri o anche cer­ca­ti con­s­ape­vol­men­te? Che cosa ha ope­ra­to Dio in me in quei momenti?
  2. Cosa suc­ce­de den­tro di me quan­do cala il silen­zio? Qua­li pen­sie­ri o voci inte­rio­ri diven­ta­no all­o­ra par­ti­co­lar­men­te forti?
  3. Qua­le dei tre livel­li – il mon­do, i desi­de­ri dis­or­di­na­ti o il dia­vo­lo – vivo per­so­nal­men­te come la sfi­da più gran­de per la mia fede?
  4. Qua­le bugia o qua­le pen­sie­ro mi capi­ta di incon­tra­re con­ti­nu­a­men­te – e qua­le veri­tà di Dio vor­rei oppor­re a ques­ta bugia?
  5. Cosa potreb­be signi­fi­ca­re con­cre­ta­men­te per me un «peri­odo nel deser­to» la prossi­ma set­ti­ma­na, in cui mi fer­mo con­s­ape­vol­men­te in silen­zio e ascol­to la voce di Dio?