Semplicità | goditela e basta
Serie: Semplice. Tranquillo. Presente. | Testo biblico: Galati 5,24
La semplicità non è fine a se stessa, ma ci aiuta a onorare Dio con tutta la nostra vita e a trovare in Lui il nostro desiderio più profondo. Possiamo goderci le cose create, ma non potranno mai darci la pienezza che desideriamo: questa la troviamo solo in Dio. Galati 5 mostra la differenza tra una vita guidata dai nostri desideri e una vita plasmata dallo Spirito Santo. Quando Cristo è al centro, possiamo goderci liberamente le cose di questo mondo senza affezionarci a loro.
Eccoci all’ultima predica della serie “Semplicità”. È importante sottolineare che non si tratta della semplicità in sé, ma di un aiuto per onorare Dio con tutta la nostra vita. È l’espressione di una realtà interiore che poi si manifesta all’esterno proprio attraverso la semplicità. Il contrario non è la complessità, ma una vita banale e superficiale. Anche oggi hai di nuovo l’opportunità di lasciare un commento su YouTube, sul quale saremo lieti di approfondire in una sessione di domande e risposte.
Chiamati alla libertà
Chi segue Gesù non sceglie una vita semplice per costrizione, ma è libero di scegliere ciò che vuole. «Siete chiamati, cari amici, a vivere in libertà – non nella libertà di cedere alle vostre inclinazioni peccaminose, ma nella libertà di servirvi a vicenda con amore» (Galati 5,1 ZB). Per “inclinazione peccaminosa” si intendono tutte quelle cose che vorrei mettere al posto di Dio per trovare appagamento e sicurezza. Per quanto riguarda il tema della semplicità, chi segue Gesù dovrebbe godersi ciò che Dio gli ha dato. «[…] Dovrebbero invece riporre la loro fiducia nel Dio vivente, che ci dona in abbondanza tutto ciò di cui abbiamo bisogno, affinché possiamo rallegrarci e godercelo» (1 Timoteo 6,17 NLB). Questo, a sua volta, ci porta alla gratitudine, in linea con l’odierna Giornata di ringraziamento, penitenza e preghiera.
Ma come dovremmo comportarci con le cose nella nostra libertà, in modo da goderne senza però affezionarci troppo? Agostino, un Padre della Chiesa del IV/V secolo, ha fatto una distinzione tra due cose che vorrei presentarti qui. Ha distinto tra «uti» e «frui». Sempre in relazione all’amore che provo per qualcosa.
«uti» significa l’amore per l’uso. Uso una cosa perché mi serve per vivere. È quindi relativa, cioè orientata verso qualcosa. Ho bisogno delle cose per avvicinarmi a Dio, come mezzo per raggiungere un fine. Non ne faccio un uso improprio, ma le oriento verso un obiettivo.
«frui» significa amore assoluto. È l’amore per il godimento. Significa godersi qualcosa perché offre una vera appagamento. Ma il piacere non va mai cercato nelle cose create, limitate nel tempo, bensì solo nel Creatore eterno. Questo è l’obiettivo del nostro desiderio. E c’è un solo vero oggetto del «frui»: Dio stesso.
Quindi, se le cose finite e create diventano per me fonte di «frui», questo mi porta a vivere secondo la natura carnale. La cosa tragica è che solo Dio potrebbe placare il mio desiderio di piacere appagante, ma io non lo cerco in Lui. Ogni ricerca del piacere, prima o poi, finisce per essere pervertita e si oppone a Dio. Ne parlerò meglio nel prossimo punto della predica. D’ora in poi cercherò di parlare di «gioire» invece che di «uti».
Come gestisco la mia libertà da seguace di Gesù? Godersi consapevolmente qualcosa può aiutare a resistere all’impulso di trasformare un «uti» in un «frui». Come posso godermi qualcosa senza averne bisogno? Di cosa ho bisogno per sentirmi bene? Un modo per scoprirlo può essere rinunciare a qualcosa per 48 ore. Se già dopo 24 ore ti senti irrequieto, nervoso e di cattivo umore, allora quell’abitudine ha una tendenza a diventare una dipendenza. Se invece ti manca qualcosa, ma continui a essere produttivo, allora è un’abitudine che ti dà gioia.
Quando le persone sono consapevoli del loro «frui», questo cambia radicalmente il modo in cui affrontano tutto il resto. A quel punto, i seguaci di Gesù possono usare le cose con leggerezza, goderne e anche lasciarle andare. Perché sanno che il vero godimento si trova in Dio. Ogni piacere terreno può esserti tolto e alla fine ti verrà tolto! Se pratico la semplicità in questo ambito, questo può aiutarmi a non confondere «uti» e «frui». Mi aiuta a gioire delle cose effimere e a godermi Dio.
La nostra indole ribelle
Nella lettura del testo abbiamo ascoltato Galati 5,13–26. Ora vorrei approfondire questi punti nei prossimi due paragrafi. Paolo distingue tra una vita nella natura peccaminosa e una vita nello Spirito Santo. La natura peccaminosa viene anche chiamata «vita nella carne». È chiaro che è una vita terrena, spinta dal desiderio di «godersi» le cose create. La carne non cambia, indipendentemente dal fatto che qualcuno segua Gesù o meno. La carne spinge noi esseri umani a pensare solo a noi stessi. L’elenco, che è soprattutto una descrizione di ciò che accade quando le persone fanno delle cose dell«»uti« il proprio »frui«, non è affatto una dichiarazione soggettiva! Chi ha una vita segnata da queste cose non erediterà il Regno di Dio! Perché fa di qualcosa di creato il proprio »frui» e cerca solo la soddisfazione dei propri piaceri, invece di fare di Dio il proprio «frui». Insomma, l’ultimo e unico obiettivo del mio piacere, che è guidato dall’amore.
Il problema di noi esseri umani è che cerchiamo così tanto il piacere, ma di solito lo cerchiamo nelle cose terrene. Così corriamo da un presunto piacere all’altro, senza renderci conto che stiamo trasformando l«»uti« in »frui». «La droga e l’alcol non sono il mio problema. Il mio problema è la realtà. Per me, la droga e l’alcol sono la soluzione per colmare il vuoto che sento dentro» (Russel Brand). Paolo definisce il risultato di una simile ricerca “l’opera della natura peccaminosa”, la carne. Queste cose si notano facilmente. Sono rumorose, chiassose, fastidiose. Vogliamo davvero vivere in un mondo del genere, dove ci si comporta così gli uni con gli altri? Una vita sotto il dominio della natura peccaminosa, guidata dal falso piacere, avrà delle conseguenze. Inevitabilmente!
Sono una persona che ha paura di perdersi qualcosa. La semplicità va proprio nella direzione opposta. Ecco perché voglio fare di Dio la mia «fonte di gioia» e godermi le cose che ha creato. O, in altre parole: una vita guidata dai piaceri non mi porterà alla meta, ma una vita incentrata su Cristo sì! «Smettete di amare questo mondo e ciò che vi offre! Perché chi ama il mondo dimostra che l’amore del Padre non è in lui» (1 Giovanni 2,15 NLB). La consapevolezza di essere in ribellione contro Dio dovrebbe spingermi continuamente al pentimento.
Vivere pieni dello Spirito
«Il problema della vita cristiana sta nel fatto che, finché vive in questo mondo, il cristiano è composto, per così dire, da due alberi: il vecchio albero della carne e il nuovo albero della natura divina, innestato attraverso la rinascita. Il problema sta proprio nel capire come l’albero vecchio rimanga sterile e quello nuovo, invece, produca frutti. Il problema si risolve con una trasformazione dello spirito» (Cyrus I. Scofield).
Chi segue Gesù dovrebbe vivere una vita piena dello Spirito Santo. «Se invece è lo Spirito Santo a guidare la nostra vita, farà nascere in noi frutti ben diversi: amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fedeltà, mitezza e autocontrollo. Nessuno di questi è in contrasto con la legge» (Galati 5:22–23 NLB).
Questo frutto è caratterizzato dal «frui». Se tutto dipende da Dio, allora questo permea tutto il mio comportamento. È lo Spirito Santo a generarlo e ce l’ha proprio dentro! «Perché Dio non ci ha dato uno spirito di paura, ma uno spirito di forza, di amore e di saggezza» (2 Timoteo 1,7 NLB). La cosa interessante è che il termine «frutto» è al singolare. Non ci sono più frutti, ma solo uno: diventare sempre più simili a Gesù Cristo. Lo Spirito Santo ci aiuta in questo. Il frutto si differenzia enormemente dalle opere. Perché un frutto cresce in silenzio. Chi è mai stato distratto dal rumore di un frutto che matura? La crescita avviene senza fare rumore. Questo frutto ha uno scopo ed è orientato verso il «frutto».
Dire «sì» a Gesù come questo «frui» significa dire «no» alle cose create che vogliono diventare «frui». «Chi appartiene a Cristo Gesù ha crocifisso alla sua croce le passioni e i desideri della propria natura peccaminosa» (Galati 5,24 NLB). Se Cristo è il mio «signore», allora lascio che sia Lui a guidare ogni aspetto della mia vita. È questo l’invito contenuto nel brano di Galati 5,13–26. Non un invito a produrre frutti, ma a vivere attraverso lo Spirito Santo! Invece di toglierci la natura carnale, Dio ci ha dato lo Spirito Santo. Per questo è una lotta continua. Vivere pieni dello Spirito significa permettergli di realizzare i suoi propositi, che vanno contro la nostra natura. «Visto che abbiamo una nuova vita grazie allo »Spirito di Dio”, lasciamoci guidare da questo Spirito in ogni nostro passo» (Galati 5,25 NGÜ).
La semplicità del piacere significa agire dove posso, per ottenere qualcosa anche là dove non dipende più da me. Vedere le cose come «uti» e usarle per raggiungere l’obiettivo più grande, Dio, il «frui». Oggi non è solo il Giorno del Ringraziamento e del Pentimento, ma anche il Giorno di digiuno. Chiedi la guida dello Spirito Santo, affinché ti guidi e ti conduca.
Oggi celebriamo insieme la Cena del Signore. È il luogo in cui l«»uti« e il »frui« si incontrano. Quando prendiamo la Cena del Signore, ci rallegriamo del pane e del succo d’uva e li gustiamo in memoria di Gesù Cristo, che è morto sulla croce. A quella stessa croce inchiodiamo anche le nostre passioni e i nostri desideri. La celebrazione della Cena del Signore dimostra: Gesù Cristo è il mio »frui»! In quel momento posso partecipare alla realtà divina.
Possibili domande per il piccolo gruppo
Leggi il brano biblico: Galati 5,13–26
- Cosa significa per te, personalmente, questa affermazione: «La semplicità non è l’obiettivo, ma un aiuto per onorare Dio con tutta la nostra vita»?In quali situazioni lo noti nella tua vita di tutti i giorni?
- Galati 5 non descrive la libertà come «Posso fare quello che voglio», ma come la libertà di amare e di servire. In quali ambiti della tua vita vivi questa libertà – e in quali la libertà si trasforma rapidamente in auto-compiimento?
- Quali cose nella tua vita ti regalano gioia e piacere, ma rischiano di assumere un’importanza eccessiva? Come capiresti che qualcosa sta passando dall’essere un bel regalo a diventare un «sostituto di Dio»?
- In Galati 5,19–21, Paolo descrive le conseguenze concrete di una vita dominata dalla natura peccaminosa. Quale di questi atteggiamenti o comportamenti ritieni sia una sfida particolare per te?
- Il frutto dello Spirito cresce – non viene semplicemente prodotto. Quale dei frutti citati (amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fedeltà, mitezza, autocontrollo) vorresti vedere crescere in te in questo momento, in modo particolare grazie allo Spirito Santo? Perché?
- In pratica, cosa potrebbe significare, nei prossimi giorni, voler aggrapparti un po’ meno alle cose e affidarti di più a Dio? C’è un ambito specifico in cui sarebbe utile rinunciare a qualcosa di proposito o prendere una nuova abitudine?
- Galati 5,25 dice: «Poiché viviamo di una vita nuova grazie allo Spirito di Dio, lasciamoci guidare da questo Spirito in ogni cosa che facciamo».» Quale potrebbe essere un passo concreto per dare più spazio allo Spirito Santo nella tua vita di tutti i giorni?


