Sentire la voce di Dio | Forte ricezione

Data: 8 mar­zo 2026 Pre­di­ca­to­re:
Serie: | Tes­to bibli­co: Esodo 33:11–17; Isa­ia 30:15s.
Sug­ge­ri­men­to: Ques­to ser­mo­ne è sta­to tra­dot­to auto­ma­ti­ca­men­te. Si pre­ga di nota­re che non pos­sia­mo accet­ta­re alcu­na responsa­bi­li­tà per l’ac­cu­ra­tez­za del contenuto.

Sen­ti­re la voce di Dio ini­zia nel silen­zio. Gesù ha vis­suto in comu­nio­ne con il Pad­re e Mosè ha tro­va­to la sua voce nel silen­zio. Ten­da per riunio­ni For­za e ori­en­ta­men­to. Abbia­mo anche biso­g­no di tem­pi e luoghi fis­si per incon­tra­re Dio, lon­ta­no dal­le dis­tra­zio­ni. Dio non è un Dio silen­zio­so, ma un Dio par­lan­te: anche il suo silen­zio par­la. La sua voce non si rico­no­sce attra­ver­so la tec­no­lo­gia, ma attra­ver­so la vicinan­za. Nel silen­zio tro­via­mo pace, gui­da e nuo­va forza.


Le azio­ni di Gesù erano semp­re per­fett­amen­te in linea con quel­le del Pad­re (Gio­van­ni 5:19). Ques­ta unità richie­de una comu­ni­ca­zio­ne pro­fon­da e viva­ce. Quan­do osser­via­mo la vita di Gesù, rico­no­scia­mo uno sche­ma ricor­ren­te: Egli cer­ca il silen­zio. Pri­ma di pren­de­re decis­io­ni importan­ti (Luca 6:12), dopo inten­se espe­ri­en­ze di minis­te­ro e gran­di mira­co­li (Mar­co 1:35; Matteo 14:23), nono­stan­te le gran­di richies­te (Luca 5:15–16) e per­si­no nel momen­to del biso­g­no per­so­na­le (Matteo 26:36ss).

Per Gesù, il silen­zio non era una situa­zio­ne ecce­zio­na­le, ma un’a­bi­tu­di­ne: «Tut­ta­via, Gesù si ritirò più vol­te nel deser­to per pre­ga­re»(Luca 5:16 NLB). Il suo minis­te­ro sca­tu­ri­va dal­la comu­nio­ne con il Pad­re. Tut­to ebbe ini­zio lì.

È importan­te capi­re ques­to: Dio non è un Dio silen­zio­so che ogni tan­to dice qual­co­sa. È un Dio che par­la e che a vol­te tace. E anche nel silen­zio par­la. Infat­ti, il suo dis­cor­so più importan­te è spes­so il silen­zio. Per­ché nel silen­zio impa­ria­mo a con­cen­trar­ci su di Lui.

Il grande segreto

A Mosè vie­ne affi­da­to da Dio un com­pi­to qua­si impos­si­bi­le: gui­da­re la tes­tar­da nazio­ne di Israe­le nella Ter­ra Pro­mes­sa. Poco pri­ma, il popo­lo ave­va vis­suto un momen­to dram­ma­ti­co con il vitel­lo d’o­ro (Esodo 32). Il Signo­re dice a Mosè: «[…] Ma io stes­so non ver­rò con voi, per­ché sie­te un popo­lo che si auto­dis­trug­ge. Altri­men­ti potrei dis­trug­ger­vi lungo il cammi­no» (Esodo 33:3 NLB).

Ques­ta è una cata­stro­fe per Mosè. Anda­re avan­ti sen­za Dio è impen­sa­bi­le per lui. Meglio mor­i­re nel deser­to che viag­gia­re sen­za il Dio viven­te. Poi arri­va la sor­pren­den­te svol­ta: «Il Signo­re gli ris­po­se: «Io stes­so ver­rò con te, Mosè. Ti darò ripo­so».»(Esodo 33:14 NLB). Che cosa è suc­ces­so? Dio ha cam­bia­to idea? Sta gio­can­do con Mosè? No, non è così.

Pochi ver­set­ti pri­ma ci vie­ne data un’in­tui­zio­ne decisi­va. «Ogni vol­ta che gli Israe­li­ti si accam­pa­va­no, Mosè eri­ge­va una ten­da all’es­ter­no del­l’­ac­cam­pa­men­to, che chi­ama­va «Ten­da del­la Riunio­ne». […] Ogni vol­ta che Mosè si reca­va alla Ten­da di Riunio­ne, tut­ti gli Israe­li­ti si alza­va­no e si met­teva­no all’in­gresso del­le loro ten­de. Si occu­p­a­va­no di Mosè fin­ché non ent­ra­va nella ten­da. Non appe­na Mosè ent­rò nella ten­da, la colon­na di nuvo­la sce­se e si accampò davan­ti all’in­gresso ment­re il Signo­re par­la­va a Mosè. […] Il Signo­re par­lò a Mosè fac­cia a fac­cia, come chi par­la a un ami­co. Poi Mosè tornò all’­ac­cam­pa­men­to […]» (Esodo 33:7–11 NLB).

Ecco il segre­to. Il Ten­da per riunio­ni ha fat­to la dif­fe­ren­za. Lì Mosè rice­vet­te una nuo­va for­za. Lì rice­vet­te pazi­en­za, per­se­ver­an­za e sag­gez­za. Lì sen­tì la voce di Dio. Lì ha tro­va­to il corag­gio di anda­re avan­ti. E ques­to vale anco­ra oggi. Il signi­fi­ca­to di ques­ti momen­ti – la nos­t­ra vita per­so­na­le con Gesù – è cru­cia­le per la nos­t­ra vita quo­ti­dia­na pro­prio come lo era per Mosè.

Un posto fisso

Si dice che Mosè abbia ripe­tu­tamen­te pian­ta­to ques­ta ten­da fuo­ri dal­l’­ac­cam­pa­men­to. Imma­gi­no che ques­to alle­sti­men­to sia diven­ta­to un ritua­le sacro. Ad ogni nuo­vo accam­pa­men­to, si cre­ava di nuo­vo ques­to luo­go spe­cia­le di incon­tro. Se non voglio che gli incon­tri con Dio ven­ga­no tras­cu­ra­ti, è meglio ren­der­li una par­te fis­sa del­la mia vita quo­ti­dia­na, un ritua­le che è una cosa ovvia..

Spes­so ci sen­ti­amo dire: non ho tem­po per ques­to. Ma tre esem­pi con­tradd­ico­no ques­ta tesi: Gesù era cir­con­da­to da per­so­ne che vole­va­no qual­co­sa da lui. Più di quan­to una per­so­na pot­esse gesti­re. Tut­ta­via, si ritirò nel deser­to per abi­tu­di­ne. Anche Moses avreb­be avu­to mol­ti moti­vi per esse­re cos­tan­te­men­te occu­p­a­to. Gui­da­re una nazio­ne erran­te di mili­o­ni di per­so­ne non è un lavoro faci­le. For­t­u­na­ta­men­te, ave­va un sag­gio con­si­glie­re. Suo suo­ce­ro Jet­h­ro lo aiutò a tro­va­re un equi­li­brio più sano (Esodo 18). Inolt­re San Fran­ces­co di Sales del XVII seco­lo for­mulò una vol­ta una frase note­vo­le: «Dov­res­ti ascol­ta­re Dio per mez­z’o­ra ogni gior­no. Le uni­che ecce­zio­ni sono i gior­ni in cui hai mol­to da fare. In ques­ti gior­ni, dov­res­ti ascol­tar­lo per un’o­ra inte­ra.«Ques­ta frase può esse­re pro­vo­ca­to­ria. Ma for­se è soprat­tut­to un invi­to. Un invi­to a dire mol­ti no per non per­de­re il gran­de sì.

Ques­to luo­go fis­so può esse­re espres­so in due modi: attra­ver­so un tem­po fis­so o attra­ver­so un luo­go fisso.

  • Tem­pi­sti­caNon c’è nien­te di meglio che ini­zia­re la gior­na­ta con Dio. Duran­te il son­no ci acca­de qual­co­sa di stra­no. Il cor­po e l’ani­ma si riav­via­no, per così dire. Come se i dati del brow­ser venis­se­ro can­cel­la­ti. E così ogni mat­ti­na abbia­mo l’e­nor­me oppor­tu­ni­tà di ini­zia­re la nos­t­ra gior­na­ta da capo e di rice­ve­re l’in­corag­gi­a­men­to di Dio: «Io stes­so ver­rò con te, [tuo nome]. Ti darò ripo­so!». Davi­de, l’ind­af­fa­ra­to e ricer­ca­to re d’Is­rae­le, pre­ga: «Ascol­ta la mia voce al mat­ti­no, Signo­re. Di buon mat­ti­no ti pre­sen­to le mie sup­pli­che e atten­do con impa­zi­en­za»(Sal­mo 5:4 NLB). Se riuscia­mo a pas­sa­re del tem­po con Dio al mat­ti­no spes­so lo deci­dia­mo la sera pri­ma. Ovvia­men­te ques­to rima­ne Ten­da per riunio­ni anche in altri momen­ti del­la gior­na­ta. La rego­la­ri­tà è fon­da­men­ta­le. I ritua­li si cre­a­no quan­do si ripe­to­no fedel­men­te le cose. Una sem­pli­ce veri­tà è che chi non pre­ga in momen­ti spe­ci­fi­ci di soli­to non pre­ga nem­meno in momen­ti non spe­ci­fi­ci..
  • Posi­zio­nePer me per­so­nal­men­te il silen­zio alla scri­va­nia è dif­fi­ci­le. Trop­pe cose mi dis­trag­go­no. Ecco per­ché può esse­re uti­le pro­get­ta­re con­s­ape­vol­men­te un luo­go. For­se un ango­lo del­la casa con una can­de­la e una cro­ce. Un luo­go che ci ricor­di per­ché sia­mo qui. Anche la natu­ra può diven­ta­re un luo­go di ques­to tipo. In un cer­to sen­so, è un luo­go mobi­le Ten­da per riunio­ni. Duran­te una pas­seg­gia­ta, quan­do rivol­gi­a­mo lo sguar­do al Crea­to­re, i nos­tri cuo­ri posso­no diven­ta­re immo­bi­li e pos­sia­mo incon­tra­re Dio.

Ogni per­so­na ha biso­g­no del pro­prio Ten­da per riunio­ni. Ma dove pian­ti­amo la ten­da e come orga­niz­zia­mo esat­ta­men­te ques­ti momen­ti ci dà gran­de libertà.

Distanza dalla vita quotidiana

Noi pas­to­ri abbia­mo la repu­ta­zio­ne di esse­re bra­vi a ricorda­re i nomi. Non cre­do che si trat­ti di un talen­to spe­cia­le. Il pun­to cru­cia­le è l’at­ten­zio­ne. Se ascol­to dav­vero una per­so­na e mi imme­de­si­mo in lei, il suo nome rimar­rà impres­so. Se inve­ce pen­so già al prossi­mo app­un­ta­men­to, lo dimen­ti­co subito.

È lo stes­so nel nos­tro rap­por­to con Dio. Abbia­mo biso­g­no di esse­re pre­sen­ti. Il teo­lo­go Johan­nes Hartl scri­ve nel suo libro «Vive­re in modo foca­liz­za­to»: «La men­te, non abitua­ta al silen­zio, cer­ca le dis­tra­zio­ni di cui soff­re.» La nos­t­ra sfi­da nel Ten­da per riunio­ni è ridur­re le dis­tra­zio­ni. Mol­ti no per il gran­de sì.

Vivia­mo in un’epo­ca in cui sia­mo cos­tan­te­men­te bom­bar­da­ti di infor­ma­zio­ni. Si dice che una per­so­na oggi ela­bo­ri più infor­ma­zio­ni in un gior­no di quan­te ne ela­bor­as­se una per­so­na nel Medioevo in tut­ta la sua vita. A ques­to si aggi­unge un vero e pro­prio sov­r­ac­ca­ri­co di comu­ni­ca­zio­ne. Comu­ni­chi­amo in con­ti­nu­a­zio­ne, per­den­do così la vera comu­ni­ca­zio­ne. Mol­te per­so­ne ini­zia­no la gior­na­ta con il cel­lu­la­re. Mess­ag­gi, social media, e‑mail. Dis­po­si­ti­vi, app e oro­lo­gi ci avvi­s­a­no con­ti­nu­a­men­te nel cor­so del­la gior­na­ta. E quan­do si pre­sen­ta un pic­co­lo vuo­to, pren­dia­mo auto­ma­ti­ca­men­te il telefono.

I media moder­ni han­no mol­ti van­tag­gi. Ma porta­no con sé anche un per­i­co­lo: che la voce più importan­te del­la nos­t­ra vita ven­ga sof­fo­ca­ta. Se la comu­ni­ca­zio­ne con Dio vie­ne mes­sa a tace­re, per­dia­mo la nos­t­ra fon­te di vita.

Per Mosè, un viag­gio sen­za la pre­sen­za di Dio sareb­be sta­to impen­sa­bi­le. Dov­reb­be esse­re lo stes­so per noi. Ecco per­ché Mosè pian­tò deli­be­ra­ta­men­te la sua ten­da fuo­ri dal­l’­ac­cam­pa­men­to. Ques­to pas­so ha crea­to una distan­za dal­la vita quo­ti­dia­na. Solo ques­ta distan­za ren­de­va pos­si­bi­li gli incontri.

Dob­bia­mo anche sta­bi­li­re con­s­ape­vol­men­te dei limi­ti. Nes­su­no lo fa per noi. Io ho deciso di speg­ne­re com­ple­ta­men­te il mio cel­lu­la­re la sera. Al mat­ti­no rima­ne spen­to fino al ter­mi­ne del mio tem­po con Dio. Fac­cio con­s­ape­vol­men­te a meno del­lo smart­watch. Non per impres­sio­na­re Dio. Ho avu­to il suo favore per mol­to tem­po. Ma per crea­re spa­zio. Spa­zio per gli incon­tri. Spa­zio per l’a­mici­zia con Dio.

Per­ché la voce di Dio non si rico­no­sce dal­la tec­no­lo­gia, ma dal­la vicinan­za. Più ci avvici­nia­mo a Lui, più le sue paro­le ci diven­ta­no fami­lia­ri. Pro­prio come nel caso di Mosè. «Il Signo­re par­lò a Mosè fac­cia a fac­cia, come chi par­la a un ami­co.«Gli amici rico­no­sco­no la voce dell’altro.

Alla fine, rima­ne una doman­da: voglia­mo ques­to silen­zio con Dio? Il pro­fe­ta Isa­ia scri­ve: «Poi­ché così dice il Signo­re Onni­po­ten­te, il San­to d’Is­rae­le: «Con il pen­ti­men­to e il ripo­so potrai esse­re sal­va­to. Con la tran­quil­li­tà e la fidu­cia potres­ti esse­re for­te. Ma voi non vole­te ques­to. Voi dite: «Voglia­mo vola­re via sui caval­li». Ecco per­ché fug­gi­te. E: «Voglia­mo caval­ca­re ani­ma­li velo­ci». Ecco per­ché anche i tuoi nemici saran­no mol­to velo­ci!»(Isa­ia 30:15f NLB). Sen­za ripo­so e quie­te, la nos­t­ra vita acce­le­ra semp­re di più. Cor­ria­mo più velo­ce­men­te e ci fac­cia­mo pren­de­re la mano.

Ma quan­do impa­ria­mo a sta­re fer­mi, quan­do dia­mo spa­zio a Dio, suc­ce­de qual­cos’al­t­ro: tro­via­mo la sal­vez­za. Tro­via­mo la for­za. E pos­sia­mo vive­re in armo­nia con Dio, pro­prio come Gesù.

 

Possibili domande per i piccoli gruppi

Leg­gi il tes­to bibli­co: Esodo 33:11–17; Isa­ia 30:15s.

  1. Dove e quan­do potreb­be esse­re il tuo per­so­na­le Ten­da per riunio­ni esse­re con­cre­ti nella vita di tut­ti i gior­ni? Qua­le sareb­be un pri­mo pas­so rea­li­sti­co per ques­ta settimana?
  2. Cosa ti dis­trae mag­gior­men­te dal­l’as­col­ta­re Dio nella tua vita quo­ti­dia­na? Qua­le cam­bia­men­to potres­ti provare?
  3. Quan­do è sta­ta l’ul­ti­ma vol­ta che hai spe­ri­men­ta­to Dio che ti par­la­va attra­ver­so il silen­zio, la Bibbia o la preg­hie­ra? Cosa ti ha aiuta­to a rico­no­sce­re la sua voce?
  4. La frase reci­ta­va: «La voce di Dio non si rico­no­sce dal­la tec­no­lo­gia, ma dal­la vicinan­za.«Cosa potreb­be aiut­ar­ti a cer­ca­re ques­ta vicinan­za in modo più con­s­ape­vo­le nella vita di tut­ti i giorni?
  5. Quan­do pen­si alla prossi­ma set­ti­ma­na, qua­le tem­po spe­ci­fi­co vor­res­ti riser­va­re a Dio e cosa potreb­be aiut­ar­ti a mantenerlo?