Data: 9 agos­to 2026 | Pre­di­ca­to­re:
Serie: | Tes­to bibli­co: Isa­ia 35,1 e segg.; Deu­te­ro­no­mio 8,2–6
Sug­ge­ri­men­to: Ques­to ser­mo­ne è sta­to tra­dot­to auto­ma­ti­ca­men­te. Si pre­ga di nota­re che non pos­sia­mo accet­ta­re alcu­na responsa­bi­li­tà per l’ac­cu­ra­tez­za del contenuto.

Dio non con­du­ce le per­so­ne nel deser­to per punir­le, ma per plas­mar­le. Nella sua «aula» impa­ria­mo a fid­ar­ci di Lui e ad ascol­ta­re la sua voce. Gesù stes­so ha per­cor­so ques­ta stra­da e, attra­ver­so la cro­ce e la risurre­zio­ne, ci ha aper­to la via per tornare alla comu­nio­ne con Dio. Ci invi­ta a vive­re già oggi, nel bel mez­zo del deser­to, come per­so­ne del suo giardino.


Il 27 gen­naio 1956, il dot­tor Mar­tin Luther King è sedu­to da solo nella sua cuci­na a Mont­go­me­ry, nel cuo­re del­la not­te. Il movi­men­to per i dirit­ti civi­li è anco­ra agli ini­zi. Le min­ac­ce di mor­te ormai fan­no par­te del­la sua quo­ti­dia­ni­tà. Teme per la sua vita e per quella del­la sua fami­glia. Quella not­te non c’è pro­prio modo di dorm­ire. Si alza, si pre­pa­ra una taz­za di caf­fè e ini­zia a pregare.

Più tar­di descri­verà quella not­te come un pun­to di svol­ta del­la sua vita. Con­fi­da a Dio la sua pau­ra, le sue preoc­cu­p­a­zio­ni e il suo sen­so di sopra­f­fa­zio­ne. E nel cuo­re del silen­zio, Dio gli dona una pro­fon­da cer­tez­za: con­ti­nua per la tua stra­da. Io sono con te. Gli sto­ri­ci vedo­no in quella not­te una svol­ta decisi­va – non solo per Mar­tin Luther King per­so­nal­men­te, ma anche per il movi­men­to per i dirit­ti civili.

A vol­te mi chie­do: avreb­be vis­suto anche lui quel momen­to di luci­di­tà se inve­ce si fos­se lascia­to tra­vol­ge­re dal­le tan­te voci e dis­tra­zio­ni dei nos­tri tem­pi? Non lo sappiamo.

Ma c’è una cosa che sal­ta all’occhio: Dio spes­so par­la in modo par­ti­co­lar­men­te chia­ro pro­prio lì dove le alt­re voci tac­ci­o­no. È for­se ques­to il motivo per cui Dio por­ta semp­re di nuo­vo le per­so­ne nel deserto?

Perché esiste l’aula di Dio?

È pro­prio ques­to che sco­pria­mo nella Bibbia. Dio por­ta con­ti­nu­a­men­te le per­so­ne in un luo­go tran­quil­lo: nel deser­to. Quan­do pen­sia­mo al deser­to, ci ven­go­no in men­te il cal­do, l’aridità e le pri­va­zio­ni. Dio, però, vede spes­so il deser­to in modo com­ple­ta­men­te diver­so. Per Lui è un’aula. Non un luo­go di puni­zio­ne, ma un luo­go di apprendimento.

Non è un pos­to dove Dio abban­do­na le per­so­ne, ma un pos­to dove le pre­pa­ra. Ma per­ché pro­prio il deser­to? Per capir­lo, dob­bia­mo tornare all’inizio del­la Bibbia.

La Bibbia ini­zia in un giar­di­no. Lì l’uomo vive in per­fetta comu­nio­ne con Dio. Ques­ta comu­ni­tà si basa su un pre­sup­pos­to sem­pli­ce: l’uomo ascol­ta la voce di Dio e si fida di essa.

Poi si fa sen­ti­re una secon­da voce. Il ser­pen­te semi­na sfi­du­cia nei con­fron­ti di Dio. Pro­met­te una vita sen­za dipen­de­re dal Crea­to­re. L’uo­mo ascol­ta quella voce… e per­de il giardino.

Da quel momen­to in poi, la Bibbia rac­con­ta una gran­de sto­ria: Dio vuo­le riport­are l’uomo in comu­nio­ne con sé. Ma, con una fre­quen­za sor­pren­den­te, ques­to cammi­no attra­ver­sa il deserto.

Mosè incon­tra Dio lì. Elia sen­te lì la voce som­mes­sa di Dio. Israe­le impa­ra lì a fidar­si. E per­si­no Gesù ini­zia il suo minis­te­ro pubbli­co nel deser­to. Non è un caso. Il deser­to fa par­te del­la pedago­gia di Dio. È la sua aula.

Ques­to è par­ti­co­lar­men­te evi­den­te nel caso del popo­lo d’Israele. Dopo l’esodo dall’Egitto, Dio avreb­be potu­to con­dur­re il suo popo­lo a Cana­an seguen­do la via più bre­ve. Eppu­re Dio ha scel­to con­s­ape­vol­men­te la stra­da più lun­ga: quella attra­ver­so il deser­to. Per­ché? Una frase famo­sa lo spie­ga per­fett­amen­te: «In una not­te, Israe­le se n’è anda­to dal­l’E­git­to. Ma l’E­git­to era ben lun­gi dal­l’es­ser­si tol­to di mez­zo da Israe­le.» Este­rior­men­te erano libe­ri. Ma den­tro di sé ragiona­va­no anco­ra come schia­vi. Per ques­to Dio non li por­tò subi­to nella Ter­ra Pro­mes­sa. Li por­tò pri­ma nella sua clas­se. Per­ché Dio non vole­va reg­ala­re al suo popo­lo solo una nuo­va ter­ra, ma anche un cuo­re nuovo.

Ed è pro­prio ques­to che impa­ri nel­l’au­la di Dio. Dio ci por­ta nel deser­to per­ché non vuo­le solo cam­bia­re la nos­t­ra vita, ma anche rin­no­va­re il nos­tro cuo­re. Dio usa il deser­to per plas­ma­re per­so­ne che si fid­a­no di Lui e ascol­ta­no la Sua voce.

Cosa si impara nell’aula di Dio?

La ris­pos­ta è sor­pren­den­te­men­te sem­pli­ce: la fidu­cia. Era pro­prio ques­to che man­ca­va a Israe­le. Ave­va­no spe­ri­men­ta­to la poten­za di Dio. Ave­va­no vis­to il mare aprir­si. Ave­va­no vis­suto in pri­ma per­so­na come Dio li aves­se libe­ra­ti dal­la schia­vi­tù. Ma la fidu­cia non cre­sce gra­zie a un mira­co­lo iso­la­to. La fidu­cia cre­sce lungo il per­cor­so che fac­cia­mo insie­me.

Ecco per­ché Dio dava al suo popo­lo la man­na ogni mat­ti­na. Non per una set­ti­ma­na. Non per un mese. Semp­re e solo per un gior­no. Per­ché? Non per­ché Dio fos­se ava­ro. Ma per­ché la fidu­cia non nas­ce dal­le scor­te, bensì dal­la dipen­den­za quo­ti­dia­na. Ogni mat­ti­na ini­zia­va con la stes­sa lezio­ne: «Oggi mi pren­derò cura di te.» Non doma­ni. Non la set­ti­ma­na prossi­ma. Oggi. È così che il deser­to è diven­ta­to l’aula di Dio.

Nella clas­se di Dio c’era una secon­da mate­ria in pro­gram­ma. La pri­ma si chi­ama­va Fidu­cia. La secon­da si chi­ama­va Ascol­to. È inter­es­san­te nota­re che la paro­la ebraica per “deser­to” mid­bar si chi­ama. Ricorda la paro­la dabar, che signi­fi­ca «paro­la» o «dis­cor­so». Anche se i lin­gu­is­ti dis­cu­to­no se ci sia una parente­la diret­ta, ques­to pen­sie­ro descri­ve una pro­fon­da veri­tà spi­ri­tua­le: nel deser­to le alt­re voci si affie­vo­lis­co­no – e la voce di Dio diven­ta udi­bi­le. For­se è pro­prio ques­to il dono più gran­de del deserto.

Mosè incon­tra Dio pres­so il rove­to arden­te. Elia non lo sen­te nella tem­pes­ta, né nel ter­re­mo­to, né nel fuo­co, ma in un leg­ge­ro suss­ur­ro. La Bibbia lo ripe­te più vol­te: Dio va incon­tro alle per­so­ne pro­prio lì dove si fer­ma­no a rif­let­te­re.

Ed è pro­prio qui che sta una gran­de sfi­da per i nos­tri tem­pi. Vivia­mo in un mon­do pie­no di voci. Noti­zie. Pod­cast. Video. Social media. Appe­na c’è un atti­mo di silen­zio, lo riem­pia­mo subi­to di nuo­vo. For­se Dio non ha mai smes­so di parl­a­re. For­se abbia­mo sem­pli­ce­men­te dimen­ti­ca­to come si fa ad ascol­ta­re. Il deser­to è quin­di mol­to più di un luo­go di pri­va­zio­ni. È un luo­go di incon­tro. Un luo­go in cui Dio rio­ri­en­ta il nos­tro cuo­re ver­so la sua voce. Nella clas­se di Dio impa­ria­mo ad ascol­ta­re la sua voce e ad ave­re fidu­cia in Lui.

La doman­da fon­da­men­ta­le è ques­ta: dob­bia­mo aspet­ta­re che Dio ci con­du­ca nel deser­to? Oppu­re pos­sia­mo cer­ca­re con­s­ape­vol­men­te l’aula di Dio? È pro­prio su ques­to che Gesù dà una ris­pos­ta sorprendente.

Perché Gesù torna sempre nell’aula di Dio?

Fino­ra abbia­mo vis­to che Israe­le ha dovu­to esse­re gui­da­to da Dio nella sua clas­se. Gesù, inve­ce, ci ent­rò di sua spon­ta­nea volontà.

Luca rac­con­ta che semp­re più per­so­ne si avvicina­va­no a Gesù. Vole­va­no ascol­tar­lo e rice­ve­re la gua­ri­gio­ne. Il suo minis­te­ro cre­sce­va di con­ti­nuo. In real­tà, Gesù avreb­be dovu­to sfrut­ta­re ogni minu­to libe­ro. Ma Luca scri­ve: «Tut­ta­via, Gesù si ritirò più vol­te nel deser­to per pre­ga­re» (Luca 5,16 NLB).

Più le dif­fi­col­tà aumen­ta­va­no, più Gesù cer­ca­va con deter­mi­na­zio­ne la comu­nio­ne con suo Pad­re. Lui sape­va che: Chi vuo­le dare tan­to agli altri, deve pri­ma rice­ve­re dal Padre.

È pro­prio ques­ta una del­le sfi­de più gran­di del nos­tro tem­po. Vivia­mo in un mon­do pie­no di voci. Appe­na c’è un po’ di silen­zio, lo riem­pia­mo subi­to di nuo­vo. Ecco per­ché ogni cris­tia­no ha biso­g­no di un pos­to tran­quil­lo. Non per for­za un deser­to di sab­bia e piet­re, ma un pos­to dove le alt­re voci si zit­tisca­no e la voce di Dio ritro­vi spa­zio. Ci sono deser­ti che non sce­glia­mo noi: la malat­tia, la per­di­ta o la delu­sio­ne. Ma c’è anche il deser­to che pos­sia­mo sce­glie­re con­s­ape­vol­men­te: il luo­go del silen­zio e del­la preg­hie­ra. La fidu­cia in Dio e l’as­col­to di Lui spes­so ini­zia­no pro­prio lì.

Ma c’è una cosa che non dob­bia­mo mai dimen­ti­ca­re: il deser­to non è la meta di Dio. È l’aula di Dio. Ogni aula ha uno sco­po. Nes­sun insegnan­te vor­reb­be che i suoi stu­den­ti restas­se­ro per semp­re in clas­se. È così anche con Dio. La sua meta non è il deser­to, ma l’eterna cit­tà-giar­di­no di Dio. Ecco per­ché già Isa­ia guar­da olt­re il deser­to ed escla­ma: «Il deser­to e la ter­ra ari­da si ralle­gri­no, la steppa esul­ti e fio­ris­ca come un cam­po di cro­chi. Lì cre­sceran­no fio­ri in abbond­an­za e lei can­terà, esul­terà e si ralle­grerà!» (Isa­ia 35,1 sgg. NLB).

La Bibbia ini­zia in un giar­di­no. Ti accom­pa­gna attra­ver­so il deser­to. E finis­ce con una nuo­va crea­zio­ne: una cit­tà in cui il Giar­di­no dell’Eden rifio­ris­ce. Lì scor­re di nuo­vo il fiume del­la vita. Lì si erge di nuo­vo l’albero del­la vita. Lì Dio dimo­ra per semp­re con il suo popo­lo. Dall’Eden, la via per tornare a quella comu­nio­ne per­fetta era rimas­ta pre­clusa. Ecco per­ché Gesù ha intra­pre­so ques­ta stra­da da solo. Si è affi­da­to com­ple­ta­men­te al Pad­re. Ha attra­ver­sa­to il deser­to più ino­s­pi­ta­le, fino alla cro­ce. Con la Sua risurre­zio­ne, ha aper­to la via per tornare alla comu­nio­ne con Dio.

Non sia­mo anco­ra arri­va­ti a desti­na­zio­ne. Per mol­ti aspet­ti sia­mo come il popo­lo d’Israele nel suo cammi­no attra­ver­so il deser­to. Ma non per­cor­ria­mo ques­ta stra­da da soli. Gesù cammi­na con noi. Non semp­re ci dà tut­to quello che desi­de­ria­mo, ma tut­to quello di cui abbia­mo dav­vero biso­g­no. Ment­re ci pre­pa­ra alla nuo­va crea­zio­ne, ci invi­ta a fid­ar­ci di lui, ad ascol­ta­re la sua voce e a seguir­lo. Per­ché Dio usa il deser­to per plas­ma­re per­so­ne che si fid­a­no di Lui e ascol­ta­no la Sua voce. Gesù non si è limi­ta­to a indi­c­ar­ci ques­ta stra­da: l’ha per­cor­sa lui stes­so per primo.

Il teo­lo­go Karl Rah­ner una vol­ta ha det­to: «Il cre­den­te di doma­ni sarà un misti­co, uno che ha vis­suto un’e­s­pe­ri­en­za, oppu­re non esis­terà più.» Con il ter­mi­ne «misti­co», Rah­ner non inten­de una per­so­na con visio­ni stra­or­di­na­rie. Inten­de una per­so­na che cono­sce Dio per­so­nal­men­te, per­ché Lo ha incont­ra­to. Cre­do che sia pro­prio ques­to che impa­ria­mo nell’aula di Dio. Dio non cer­ca inn­an­zi­tutto per­so­ne che sap­pia­no il più pos­si­bi­le su di Lui. Cer­ca per­so­ne che Lo con­os­ca­no per­ché tras­cor­ro­no del tem­po con Lui. Per­so­ne che ascol­ti­no la Sua voce. Per­so­ne che abbia­no fidu­cia in Lui. Per­so­ne che viva­no del­la Sua pre­sen­za. Ed è pro­prio ques­to il signi­fi­ca­to di segui­re Cris­to: Vive­re già oggi, nel bel mez­zo del deser­to, pro­prio come gli abitan­ti del­la Cit­tà Giar­di­no di Dio.

Per­so­ne che han­no fidu­cia nel loro Pad­re. Per­so­ne che ascol­ta­no la sua voce. Per­so­ne che, in mez­zo a un mon­do rumo­roso, vivo­no del­la sua pre­sen­za. L’au­la di Dio ha un obi­et­tivo: non il deser­to, ma la pie­na comu­nio­ne con Lui.

 

Possibili domande per il piccolo gruppo

Leg­gi il bra­no bibli­co: Deu­te­ro­no­mio 8,2–6

  1. In qua­le ambi­to del­la tua vita ti sen­ti come in un «deser­to» in ques­to momen­to? Cosa ti sta metten­do alla pro­va in ques­to momen­to? E in che modo Dio potreb­be usa­re pro­prio ques­ta situa­zio­ne per raf­forz­a­re la tua fiducia?
  2. Qua­li «voci» influ­en­za­no di più la tua vita di tut­ti i gior­ni? Cosa ti aiu­ta a per­ce­pi­re la voce di Dio e cosa ti dis­trae da essa?
  3. Gesù si riti­ra­va spes­so in un pos­to tran­quil­lo. Com’è il tuo «luo­go di silen­zio» per­so­na­le? Che espe­ri­en­ze hai fat­to al riguardo?
  4. Nella pre­di­ca si dice­va: «Dio usa il deser­to per plas­ma­re per­so­ne che abbia­no fidu­cia in Lui e ascol­ti­no la Sua voce.» Qua­le di ques­te due cose ti vie­ne più faci­le: fid­ar­ti di Dio o ascol­ta­re la sua voce? Perché?
  5. Qua­le abi­tu­di­ne con­cre­ta vor­res­ti pro­va­re nei prossi­mi gior­ni per tras­cor­re­re con­s­ape­vol­men­te del tem­po nella «clas­se di Dio»? In che modo il grup­po può incorag­gi­ar­ti in ques­to sen­so o chie­der­te­lo la set­ti­ma­na prossima?