Il deserto | L’aula di Dio
Serie: Semplice. Tranquillo. Presente. | Testo biblico: Isaia 35,1 e segg.; Deuteronomio 8,2–6
Dio non conduce le persone nel deserto per punirle, ma per plasmarle. Nella sua «aula» impariamo a fidarci di Lui e ad ascoltare la sua voce. Gesù stesso ha percorso questa strada e, attraverso la croce e la risurrezione, ci ha aperto la via per tornare alla comunione con Dio. Ci invita a vivere già oggi, nel bel mezzo del deserto, come persone del suo giardino.
Il 27 gennaio 1956, il dottor Martin Luther King è seduto da solo nella sua cucina a Montgomery, nel cuore della notte. Il movimento per i diritti civili è ancora agli inizi. Le minacce di morte ormai fanno parte della sua quotidianità. Teme per la sua vita e per quella della sua famiglia. Quella notte non c’è proprio modo di dormire. Si alza, si prepara una tazza di caffè e inizia a pregare.
Più tardi descriverà quella notte come un punto di svolta della sua vita. Confida a Dio la sua paura, le sue preoccupazioni e il suo senso di sopraffazione. E nel cuore del silenzio, Dio gli dona una profonda certezza: continua per la tua strada. Io sono con te. Gli storici vedono in quella notte una svolta decisiva – non solo per Martin Luther King personalmente, ma anche per il movimento per i diritti civili.
A volte mi chiedo: avrebbe vissuto anche lui quel momento di lucidità se invece si fosse lasciato travolgere dalle tante voci e distrazioni dei nostri tempi? Non lo sappiamo.
Ma c’è una cosa che salta all’occhio: Dio spesso parla in modo particolarmente chiaro proprio lì dove le altre voci tacciono. È forse questo il motivo per cui Dio porta sempre di nuovo le persone nel deserto?
Perché esiste l’aula di Dio?
È proprio questo che scopriamo nella Bibbia. Dio porta continuamente le persone in un luogo tranquillo: nel deserto. Quando pensiamo al deserto, ci vengono in mente il caldo, l’aridità e le privazioni. Dio, però, vede spesso il deserto in modo completamente diverso. Per Lui è un’aula. Non un luogo di punizione, ma un luogo di apprendimento.
Non è un posto dove Dio abbandona le persone, ma un posto dove le prepara. Ma perché proprio il deserto? Per capirlo, dobbiamo tornare all’inizio della Bibbia.
La Bibbia inizia in un giardino. Lì l’uomo vive in perfetta comunione con Dio. Questa comunità si basa su un presupposto semplice: l’uomo ascolta la voce di Dio e si fida di essa.
Poi si fa sentire una seconda voce. Il serpente semina sfiducia nei confronti di Dio. Promette una vita senza dipendere dal Creatore. L’uomo ascolta quella voce… e perde il giardino.
Da quel momento in poi, la Bibbia racconta una grande storia: Dio vuole riportare l’uomo in comunione con sé. Ma, con una frequenza sorprendente, questo cammino attraversa il deserto.
Mosè incontra Dio lì. Elia sente lì la voce sommessa di Dio. Israele impara lì a fidarsi. E persino Gesù inizia il suo ministero pubblico nel deserto. Non è un caso. Il deserto fa parte della pedagogia di Dio. È la sua aula.
Questo è particolarmente evidente nel caso del popolo d’Israele. Dopo l’esodo dall’Egitto, Dio avrebbe potuto condurre il suo popolo a Canaan seguendo la via più breve. Eppure Dio ha scelto consapevolmente la strada più lunga: quella attraverso il deserto. Perché? Una frase famosa lo spiega perfettamente: «In una notte, Israele se n’è andato dall’Egitto. Ma l’Egitto era ben lungi dall’essersi tolto di mezzo da Israele.» Esteriormente erano liberi. Ma dentro di sé ragionavano ancora come schiavi. Per questo Dio non li portò subito nella Terra Promessa. Li portò prima nella sua classe. Perché Dio non voleva regalare al suo popolo solo una nuova terra, ma anche un cuore nuovo.
Ed è proprio questo che impari nell’aula di Dio. Dio ci porta nel deserto perché non vuole solo cambiare la nostra vita, ma anche rinnovare il nostro cuore. Dio usa il deserto per plasmare persone che si fidano di Lui e ascoltano la Sua voce.
Cosa si impara nell’aula di Dio?
La risposta è sorprendentemente semplice: la fiducia. Era proprio questo che mancava a Israele. Avevano sperimentato la potenza di Dio. Avevano visto il mare aprirsi. Avevano vissuto in prima persona come Dio li avesse liberati dalla schiavitù. Ma la fiducia non cresce grazie a un miracolo isolato. La fiducia cresce lungo il percorso che facciamo insieme.
Ecco perché Dio dava al suo popolo la manna ogni mattina. Non per una settimana. Non per un mese. Sempre e solo per un giorno. Perché? Non perché Dio fosse avaro. Ma perché la fiducia non nasce dalle scorte, bensì dalla dipendenza quotidiana. Ogni mattina iniziava con la stessa lezione: «Oggi mi prenderò cura di te.» Non domani. Non la settimana prossima. Oggi. È così che il deserto è diventato l’aula di Dio.
Nella classe di Dio c’era una seconda materia in programma. La prima si chiamava Fiducia. La seconda si chiamava Ascolto. È interessante notare che la parola ebraica per “deserto” midbar si chiama. Ricorda la parola dabar, che significa «parola» o «discorso». Anche se i linguisti discutono se ci sia una parentela diretta, questo pensiero descrive una profonda verità spirituale: nel deserto le altre voci si affievoliscono – e la voce di Dio diventa udibile. Forse è proprio questo il dono più grande del deserto.
Mosè incontra Dio presso il roveto ardente. Elia non lo sente nella tempesta, né nel terremoto, né nel fuoco, ma in un leggero sussurro. La Bibbia lo ripete più volte: Dio va incontro alle persone proprio lì dove si fermano a riflettere.
Ed è proprio qui che sta una grande sfida per i nostri tempi. Viviamo in un mondo pieno di voci. Notizie. Podcast. Video. Social media. Appena c’è un attimo di silenzio, lo riempiamo subito di nuovo. Forse Dio non ha mai smesso di parlare. Forse abbiamo semplicemente dimenticato come si fa ad ascoltare. Il deserto è quindi molto più di un luogo di privazioni. È un luogo di incontro. Un luogo in cui Dio riorienta il nostro cuore verso la sua voce. Nella classe di Dio impariamo ad ascoltare la sua voce e ad avere fiducia in Lui.
La domanda fondamentale è questa: dobbiamo aspettare che Dio ci conduca nel deserto? Oppure possiamo cercare consapevolmente l’aula di Dio? È proprio su questo che Gesù dà una risposta sorprendente.
Perché Gesù torna sempre nell’aula di Dio?
Finora abbiamo visto che Israele ha dovuto essere guidato da Dio nella sua classe. Gesù, invece, ci entrò di sua spontanea volontà.
Luca racconta che sempre più persone si avvicinavano a Gesù. Volevano ascoltarlo e ricevere la guarigione. Il suo ministero cresceva di continuo. In realtà, Gesù avrebbe dovuto sfruttare ogni minuto libero. Ma Luca scrive: «Tuttavia, Gesù si ritirò più volte nel deserto per pregare» (Luca 5,16 NLB).
Più le difficoltà aumentavano, più Gesù cercava con determinazione la comunione con suo Padre. Lui sapeva che: Chi vuole dare tanto agli altri, deve prima ricevere dal Padre.
È proprio questa una delle sfide più grandi del nostro tempo. Viviamo in un mondo pieno di voci. Appena c’è un po’ di silenzio, lo riempiamo subito di nuovo. Ecco perché ogni cristiano ha bisogno di un posto tranquillo. Non per forza un deserto di sabbia e pietre, ma un posto dove le altre voci si zittiscano e la voce di Dio ritrovi spazio. Ci sono deserti che non scegliamo noi: la malattia, la perdita o la delusione. Ma c’è anche il deserto che possiamo scegliere consapevolmente: il luogo del silenzio e della preghiera. La fiducia in Dio e l’ascolto di Lui spesso iniziano proprio lì.
Ma c’è una cosa che non dobbiamo mai dimenticare: il deserto non è la meta di Dio. È l’aula di Dio. Ogni aula ha uno scopo. Nessun insegnante vorrebbe che i suoi studenti restassero per sempre in classe. È così anche con Dio. La sua meta non è il deserto, ma l’eterna città-giardino di Dio. Ecco perché già Isaia guarda oltre il deserto ed esclama: «Il deserto e la terra arida si rallegrino, la steppa esulti e fiorisca come un campo di crochi. Lì cresceranno fiori in abbondanza e lei canterà, esulterà e si rallegrerà!» (Isaia 35,1 sgg. NLB).
La Bibbia inizia in un giardino. Ti accompagna attraverso il deserto. E finisce con una nuova creazione: una città in cui il Giardino dell’Eden rifiorisce. Lì scorre di nuovo il fiume della vita. Lì si erge di nuovo l’albero della vita. Lì Dio dimora per sempre con il suo popolo. Dall’Eden, la via per tornare a quella comunione perfetta era rimasta preclusa. Ecco perché Gesù ha intrapreso questa strada da solo. Si è affidato completamente al Padre. Ha attraversato il deserto più inospitale, fino alla croce. Con la Sua risurrezione, ha aperto la via per tornare alla comunione con Dio.
Non siamo ancora arrivati a destinazione. Per molti aspetti siamo come il popolo d’Israele nel suo cammino attraverso il deserto. Ma non percorriamo questa strada da soli. Gesù cammina con noi. Non sempre ci dà tutto quello che desideriamo, ma tutto quello di cui abbiamo davvero bisogno. Mentre ci prepara alla nuova creazione, ci invita a fidarci di lui, ad ascoltare la sua voce e a seguirlo. Perché Dio usa il deserto per plasmare persone che si fidano di Lui e ascoltano la Sua voce. Gesù non si è limitato a indicarci questa strada: l’ha percorsa lui stesso per primo.
Il teologo Karl Rahner una volta ha detto: «Il credente di domani sarà un mistico, uno che ha vissuto un’esperienza, oppure non esisterà più.» Con il termine «mistico», Rahner non intende una persona con visioni straordinarie. Intende una persona che conosce Dio personalmente, perché Lo ha incontrato. Credo che sia proprio questo che impariamo nell’aula di Dio. Dio non cerca innanzitutto persone che sappiano il più possibile su di Lui. Cerca persone che Lo conoscano perché trascorrono del tempo con Lui. Persone che ascoltino la Sua voce. Persone che abbiano fiducia in Lui. Persone che vivano della Sua presenza. Ed è proprio questo il significato di seguire Cristo: Vivere già oggi, nel bel mezzo del deserto, proprio come gli abitanti della Città Giardino di Dio.
Persone che hanno fiducia nel loro Padre. Persone che ascoltano la sua voce. Persone che, in mezzo a un mondo rumoroso, vivono della sua presenza. L’aula di Dio ha un obiettivo: non il deserto, ma la piena comunione con Lui.
Possibili domande per il piccolo gruppo
Leggi il brano biblico: Deuteronomio 8,2–6
- In quale ambito della tua vita ti senti come in un «deserto» in questo momento? Cosa ti sta mettendo alla prova in questo momento? E in che modo Dio potrebbe usare proprio questa situazione per rafforzare la tua fiducia?
- Quali «voci» influenzano di più la tua vita di tutti i giorni? Cosa ti aiuta a percepire la voce di Dio e cosa ti distrae da essa?
- Gesù si ritirava spesso in un posto tranquillo. Com’è il tuo «luogo di silenzio» personale? Che esperienze hai fatto al riguardo?
- Nella predica si diceva: «Dio usa il deserto per plasmare persone che abbiano fiducia in Lui e ascoltino la Sua voce.» Quale di queste due cose ti viene più facile: fidarti di Dio o ascoltare la sua voce? Perché?
- Quale abitudine concreta vorresti provare nei prossimi giorni per trascorrere consapevolmente del tempo nella «classe di Dio»? In che modo il gruppo può incoraggiarti in questo senso o chiedertelo la settimana prossima?

