La croce: cosa significa per noi

Data: 3 Aprile 2026 | Pre­di­ca­to­re:
Serie: | Tes­to bibli­co: Roma­ni 5:1–11
Sug­ge­ri­men­to: Ques­to ser­mo­ne è sta­to tra­dot­to auto­ma­ti­ca­men­te. Si pre­ga di nota­re che non pos­sia­mo accet­ta­re alcu­na responsa­bi­li­tà per l’ac­cu­ra­tez­za del contenuto.

Il Ven­er­dì San­to rivela la cro­ce di Gesù come il luo­go del­la vitto­ria decisi­va: la col­pa vie­ne per­do­na­ta, l’uo­mo vie­ne giu­sti­fi­ca­to, ricon­ci­li­a­to con Dio e adotta­to nella sua fami­glia. La mor­te per­de il suo pote­re, vie­ne dato un futu­ro eter­no e la gua­ri­gio­ne diven­ta pos­si­bi­le. Ciò che è acca­du­to lì è per­so­na­le, accett­a­to nella fede. In ques­to modo, la cro­ce si tras­for­ma da sim­bo­lo di sof­fe­ren­za a fon­te di spe­ran­za, iden­ti­tà e nuo­va vita.


Oggi ricor­re il 1993° anni­ver­sa­rio del Ven­er­dì San­to. I cal­co­li dimostra­no che la cro­ci­fis­sio­ne di Gesù Cris­to avven­ne o il 7 aprile 30 o il 3 aprile 33. Oggi ipo­tiz­zia­mo la secon­da possibilità ;-)

Il Ven­er­dì San­to è il gior­no più silen­zio­so del­l’an­no eccle­si­a­sti­co. Sia­mo in pie­di davan­ti alla cro­ce. Non sen­ti­amo vitto­rie ecla­tan­ti, né can­ti tri­on­fa­li. Vedia­mo un Cris­to sof­fe­ren­te. Eppu­re è pro­prio ques­ta cro­ce il luo­go in cui avvie­ne l’e­ven­to decisi­vo. Per­ché ci fu un gri­do: «All­o­ra Gesù gri­dò for­te e morì»(Mar­co 15:37 NLB). Si trat­ta­va, come si sco­prì in segui­to, di un gri­do di vittoria!

Che signi­fi­ca­to ha la cro­ce di Gesù per me? La Bibbia dà una ris­pos­ta chia­ra a ques­ta doman­da. La cro­ce non è solo un even­to: è un dono. Un dono con almeno set­te sfaccettature.

1. il perdono della mia colpa

«La sua gra­zia è così gran­de che ha com­pra­to la nos­t­ra liber­tà con il san­gue di suo Figlio, così che ci ven­go­no per­do­na­ti i nos­tri pec­ca­ti»(Efe­si­ni 1:7 NLB).

L’as­so­cia­zio­ne Licht­blick a vol­te con­ce­de a per­so­ne biso­gno­se in dif­fi­col­tà un pres­ti­to accom­pa­gna­to da un cont­rat­to di rim­borso. Il cont­rat­to sta­bi­lis­ce, ad esem­pio, che il debi­to è di 4.000 fran­chi svi­z­ze­ri e che la per­so­na deve rim­bor­sa­re 200 fran­chi svi­z­ze­ri al mese. Può capi­t­are che una per­so­na non sia in gra­do di rim­bor­sa­re il debi­to nono­stan­te le ripe­tu­te richies­te. In ques­to caso, noi del Con­siglio deci­dia­mo di can­cel­la­re l’in­te­ro debi­to. La cam­bia­le vie­ne strapp­a­ta, anche se il nume­ro ripor­tato è autentico.

Ques­to è il per­do­no sul­la cro­ce. Gesù pren­de tut­ti i nos­tri con­ti non paga­ti e li paga per inte­ro. E non solo: strap­pa la cam­bia­le davan­ti ai nos­tri occhi. Non è sta­ta rimos­sa. Non dimen­ti­ca­ta. Paga­to. Fat­to. Annulla­ta. Dio non dice: «Va bene». – Dice: «Già paga­to». Il debi­to ci sepa­ra. Ci opp­rime. Non ci lascia anda­re, né davan­ti agli altri né davan­ti a Dio. E nes­su­no può can­cel­la­re la pro­pria col­pa da solo.

«Ha can­cel­la­to l’e­len­co del­le accu­se con­tro di noi; ha pre­so l’at­to d’ac­cu­sa e l’ha dis­trut­to inchio­dan­do­lo alla cro­ce.»(Colos­se­si 2:14 NLB). Ques­to signi­fi­ca che ciò che mi accu­sa non mi accu­sa più.

Il Ven­er­dì San­to dice: non devi più port­are con te il tuo pas­sa­to. È sta­to portato.

2. la giustificazione della mia persona

Un impu­ta­to è sot­to pro­ces­so. Le pro­ve sono chia­re. Il ver­det­to dov­reb­be esse­re «col­pe­vo­le». Ma improv­vi­sa­men­te qual­cu­no pren­de il suo pos­to. Si pren­de la puni­zio­ne. Il giudi­ce annun­cia: «Assol­to». Ma ora arri­va la par­te cru­cia­le: Il giudi­ce non solo dice: «Non col­pe­vo­le», ma lo trat­ta come se non aves­se mai fat­to nulla. Giu­sti­fi­ca­zio­ne signi­fi­ca: sto davan­ti a Dio sen­za accu­se e con una nuo­va dignità.

«Ma Dio ci dichia­ra giu­s­ti per gra­zia. È il suo dono a noi attra­ver­so Gesù Cris­to, che ci ha libe­ra­ti dal­la nos­t­ra col­pa.»(Roma­ni 3:24 NLB). Il per­do­no è già poten­te. Ma Dio va olt­re. Non si limi­ta a dire: «Non sei più col­pe­vo­le». Dice: «Sei gius­to». Ques­ta è più di un’as­so­lu­zi­o­ne: è una nuo­va iden­ti­tà. Gra­zie alla cro­ce, Dio non mi vede più attra­ver­so i miei difet­ti, ma attra­ver­so Gesù.

«Ora che sia­mo sta­ti dichia­ra­ti giu­s­ti da Dio attra­ver­so la fede, abbia­mo pace con Dio gra­zie a ciò che Gesù, il nos­tro Signo­re, ha fat­to per noi.»(Roma­ni 5:1 NLB).

Il Ven­er­dì San­to signi­fi­ca: non devo più dimostra­re il mio valo­re davan­ti a Dio. Pos­so esse­re accettato.

3. riconciliazione con Dio

Due amici inti­mi si sono feri­ti pro­fon­da­men­te a vicen­da. Non si par­la­no più. Pass­a­no gli anni. Un gior­no, uno dei due si met­te in viag­gio, bus­sa alla por­ta e dice: «Voglio che sia di nuo­vo bel­lo.»

La ricon­ci­lia­zio­ne non ini­zia con il col­pe­vo­le, ma con colui che fa il pri­mo pas­so. Ed è esat­ta­men­te quello che fa Dio sul­la cro­ce. Dio non aspet­ta che tor­nia­mo, ma ci vie­ne incon­tro. «Dopo tut­to, sia­mo sta­ti ricon­ci­lia­ti con Dio attra­ver­so la mor­te di suo Figlio quan­do erava­mo anco­ra suoi nemici […]»(Roma­ni 5:10 NLB).

Il pec­ca­to non solo ren­de le per­so­ne col­pe­vo­li, ma dis­trug­ge anche le rela­zio­ni. Le per­so­ne si allon­tan­ano da Dio. Gli amici diven­ta­no nemici. Ma sul­la cro­ce, Dio stes­so cos­truis­ce il pon­te di ritor­no. Non sia­mo noi a veni­re da lui, ma è lui a veni­re da noi. «Attra­ver­so la sua mor­te sul­la cro­ce in for­ma uma­na, ti ha ricon­ci­li­a­to con sé stes­so per riport­ar­ti alla pre­sen­za di Dio e pre­sent­ar­ti san­to e imma­co­la­to al suo cos­pet­to.»(Colos­se­si 1:22 NLB).

Il Ven­er­dì San­to signi­fi­ca: la rela­zio­ne è di nuo­vo pos­si­bi­le. La por­ta di Dio è aperta.

4. l’adozione nella famiglia di Dio

Un bam­bi­no vive sen­za una fami­glia, sen­za una casa. Poi vie­ne adotta­to. Gli vie­ne dato un nuo­vo nome, una casa e dei geni­to­ri che gli dico­no: «Appar­tieni a noi!». E soprat­tut­to non rima­ne un ospi­te: diven­ta dav­vero un bam­bi­no. Ques­to è ciò che Dio fa con noi. Dio non ti tol­lera, ma ti vuole.

«[…] ave­te rice­vu­to uno spi­ri­to di ado­zio­ne attra­ver­so il qua­le gri­dia­mo: Abba, Pad­re caro!»(Roma­ni 8:15 NLB). La cro­ce non solo ci ripor­ta a Dio, ma ci fa ent­ra­re nella fami­glia di Dio. Non rima­nia­mo estra­nei. Diven­ti­amo figli.

«Per­ciò non sie­te più stra­ni­e­ri e sen­za cit­ta­di­nan­za, ma appar­tenete ai fede­li, alla fami­glia di Dio.»(Efe­si­ni 2:19 NLB). Ques­to è sor­pren­den­te: il Dio san­to ci chi­ama suoi fig­li. E come suoi fig­li, in ques­ta nuo­va iden­ti­tà, sia­mo abili­ta­ti a una nuo­va vita (Roma­ni 6:4). Una nuo­va iden­ti­tà ren­de pos­si­bi­le il cambiamento.

Il Ven­er­dì San­to signi­fi­ca: ho un Pad­re nei cie­li. Gli appartengo.

5. liberazione dalla morte

Un pri­gio­nie­ro è sedu­to in una cel­la – per tut­ta la vita. Non ha alcu­na pos­si­bi­li­tà di usci­re. Poi arri­va qual­cu­no con la chia­ve. La por­ta si apre. Rimar­rà sedu­to o uscirà? Gesù ha spez­za­to il pote­re del­la mor­te. La por­ta è aper­ta. La mor­te non è più la tua pri­gio­ne, ma solo una por­ta aperta.

«In ques­to modo, Dio ha dis­ar­ma­to i gover­nan­ti e le poten­ze di ques­to mon­do. Li ha sma­scher­a­ti pubbli­ca­men­te tri­on­fan­do su di loro per mez­zo di Cris­to sul­la cro­ce.»(Colos­se­si 2:15 NLB). La mor­te sem­bra ave­re l’ul­ti­ma paro­la. Sul­la cro­ce, sem­bra che abbia vin­to. Ma è pro­prio lì che vie­ne esau­to­ra­ta. Gesù muo­re, ma scon­fig­ge la mor­te dal­l’in­ter­no. In ter­mi­ni con­cre­ti, ques­to signi­fi­ca che una per­so­na mor­irà anco­ra gra­zie alla fede in Gesù Cris­to, ma non sarà mai mor­ta. Muo­re dirett­amen­te nella resurrezione.

Quan­do ques­ta veri­tà rag­gi­unge i nos­tri cuo­ri, ci tran­quil­liz­zia­mo sul­la nos­t­ra fini­tez­za. Una set­ti­ma­na fa, un mem­bro del­la chie­sa mi ha det­to che le era sta­to dia­gno­sti­ca­to un can­cro ai pol­mo­ni. Secon­do il med­ico, dov­reb­be sot­to­por­si a un’­ope­ra­zio­ne. Ma lei non vuo­le, vuo­le dedi­ca­re il res­to del­la sua vita a Gesù. «Mor­te, dov’è la tua vitto­ria? Mor­te, dov’è il tuo pung­igli­o­ne?»(1 Corin­zi 15:55 NLB).

Il Ven­er­dì San­to non è quin­di la fine, ma l’i­ni­zio del­la vitto­ria. Per noi ques­to signi­fi­ca che la mor­te non ha più l’ul­ti­ma parola.

6. diritto di eredità nel regno di Dio

Un uomo vive una vita del tut­to nor­ma­le, sen­za mol­ti beni. Poi scop­re che un ric­co paren­te gli ha lascia­to tut­to. Improv­vi­sa­men­te pos­sie­de qual­co­sa che non avreb­be mai potu­to gua­d­ag­na­re. Il reg­no di Dio non è un sala­rio, è un dono. Non si lavo­ra per la pro­pria eredi­tà, ma ci si nasce.

«E come suoi fig­li, sia­mo anche coere­di del­le sue ric­chez­ze – per­ché tut­to ciò che Dio dà a suo Figlio Cris­to appar­tiene anche a noi […].»(Roma­ni 8:17 NLB).

La cro­ce non solo ci dà una nuo­va vita, ma ci dà anche un futu­ro. Come fig­li di Dio, sia­mo anche ere­di. Ques­to signi­fi­ca che pos­sia­mo par­te­cipa­re a ciò che appar­tiene a Dio. Non si trat­ta di una con­so­la­zio­ne ultra­ter­re­na per il nuo­vo cie­lo e la nuo­va ter­ra. Già nel pre­sen­te rice­via­mo un pre-ere­de, lo Spi­ri­to San­to (2 Corin­zi 1:22), gra­zie al qua­le vivia­mo in comu­nio­ne con Gesù nel suo reg­no eterno.

Il Ven­er­dì San­to signi­fi­ca: la mia vita non finis­ce nel nulla. Por­ta già alla glo­ria di Dio.

7. sperimentare la guarigione

«Ma a cau­sa del­le nost­re off­ese fu tra­fit­to, a cau­sa del­le nost­re tras­gres­sio­ni fu schi­ac­cia­to. È sta­to puni­to per­ché noi aves­si­mo pace. Dal­le sue feri­te sia­mo sta­ti gua­ri­ti»(Isa­ia 53:5 NLB).

Di recen­te ho avu­to il pri­vi­le­gio di par­te­cipa­re alla sera­ta fina­le del cor­so Amo­re-Fal­li­men­to-Vita. Sono rimas­ta col­pi­ta dal­le tes­ti­mo­ni­an­ze e dal­la dina­mi­ca di gua­ri­gio­ne del grup­po. Quan­do qual­cu­no ha feri­te simi­li alle nost­re, ci sen­ti­amo com­pre­si. C’è qual­co­sa di pro­fon­da­men­te cura­tivo in ques­ta comunità.

Solo chi si lascia fer­i­re ci com­pren­de nel­le nost­re feri­te. Sul­la cro­ce vedia­mo qual­cu­no che por­ta le nost­re stesse feri­te. Gesù ha ama­to più di quan­to noi potre­mo mai ama­re – e di con­se­guen­za è sta­to feri­to più pro­fon­da­men­te. Fu abban­do­na­to, trat­ta­to ingi­u­s­ta­men­te, capro espia­to­rio, pic­chia­to. Non impor­ta qua­li feri­te por­ti­amo: Gesù ci capis­ce e ci gua­ris­ce. A vol­te imme­dia­ta­men­te, a vol­te più tar­di, ma cer­ta­men­te un gior­no nella perfezione.

Ven­er­dì San­to signi­fi­ca: Gesù por­ta le nost­re feri­te, ci com­pren­de e ci guarisce.

Quan­do guar­dia­mo la cro­ce, non vedia­mo solo la sof­fe­ren­za. La cro­ce non è un seg­no di scon­fit­ta, ma del­la più gran­de vitto­ria. È il luo­go in cui tut­to è sta­to deciso. Ed è per ques­to che la doman­da più importan­te da por­si oggi è: ques­to vale anche per me?

Per­ché tut­to ques­to non diven­ta effi­cace auto­ma­ti­ca­men­te: va rice­vu­to nella fede. Il Ven­er­dì San­to ci invi­ta: «Vie­ni alla cro­ce. Depo­ni ciò che ti opp­rime. Accet­ta ciò che Gesù ha fat­to per te. Per­ché è vero: è mor­to per te.

  • Il tuo debi­to è sta­to pagato
  • Il tuo giudi­zio è sospeso
  • La tua rela­zio­ne si è ristabilita
  • La tua iden­ti­tà è nuova
  • Il tuo futu­ro è aperto
  • La tua eredi­tà è al sicuro
  • La tua gua­ri­gio­ne è avvenuta

Tut­to ques­to è appe­so a ques­ta croce.

 

Possibili domande per il piccolo gruppo

Leg­gi il tes­to bibli­co: Roma­ni 5:1–11

  1. Dove vivo attu­al­men­te il sen­so di col­pa o lo stress nella mia vita e cosa signi­fi­cher­eb­be con­cre­ta­men­te con­segn­ar­li con­s­ape­vol­men­te alla cro­ce oggi?
  2. In qua­li situa­zio­ni cer­co anco­ra di dimostra­re il mio valo­re davan­ti a Dio o agli altri e come pos­so impara­re a vive­re il dono del­la giustificazione?
  3. C’è una rela­zio­ne nella mia vita in cui la ricon­ci­lia­zio­ne sareb­be appro­pria­ta? Qua­le potreb­be esse­re un pri­mo pic­co­lo pas­so in ques­ta direzione?
  4. Cosa mi aiu­ta pra­ti­ca­men­te a non dimen­ti­ca­re la mia iden­ti­tà di figlio di Dio nella vita di tut­ti i gior­ni (ad esem­pio nei momen­ti di stress, dub­bio o fallimento)?
  5. Dove ho del­le feri­te inte­rio­ri o este­rio­ri e come potrei invi­t­are Gesù a port­are la gua­ri­gio­ne in ques­t’area (ad esem­pio attra­ver­so la preg­hie­ra, il dia­lo­go, il prossi­mo passo)?