Sentire la voce di Dio | Ascoltare e fare

Data: 22 mar­zo 2026 Pre­di­ca­to­re:
Serie: | Tes­to bibli­co: Luca 8:4–21; Matteo 7:24–27
Sug­ge­ri­men­to: Ques­to ser­mo­ne è sta­to tra­dot­to auto­ma­ti­ca­men­te. Si pre­ga di nota­re che non pos­sia­mo accet­ta­re alcu­na responsa­bi­li­tà per l’ac­cu­ra­tez­za del contenuto.

Le per­so­ne vivo­no del­la paro­la di Dio, ma il fat­to­re decisi­vo è il modo in cui ascol­ti­amo. Gesù lo dice chia­ra­men­te: il vero ascol­to por­ta semp­re all’a­zio­ne. Chi rice­ve la voce di Dio e vive di con­se­guen­za cos­truis­ce la pro­pria vita su basi soli­de. Colo­ro che si limi­ta­no ad ascol­ta­re ma non agis­co­no per­do­no sostan­za spi­ri­tua­le. Ecco per­ché vale quan­to segue: ascol­ta­re, cre­de­re, fare – è così che l’ope­ra di Dio nella nos­t­ra vita diven­ta visibile.


L’im­pe­ra­to­re Feder­i­co vole­va sco­pri­re la lin­gua ori­gi­na­le comu­ne a tut­ti i popo­li. Per sco­prir­lo, ini­ziò una serie di espe­ri­men­ti. Vole­va osser­va­re in qua­le lin­gua ini­zia­va­no a parl­a­re i bam­bi­ni con cui nes­su­no ave­va mai par­la­to pri­ma. Una cro­na­ca del­l’an­no 1268 ripor­ta: «Per­ciò ordinò alle nut­ri­ci e agli infer­mie­ri di dare il lat­te ai bam­bi­ni, di fare il bag­no e di lavar­li, ma in nes­sun modo di abbel­lir­li o di parl­a­re con loro.«Era curio­so di vede­re se i bam­bi­ni avreb­be­ro par­la­to ebraico, gre­co, lati­no, arabo o la lin­gua dei loro geni­to­ri. Ma il ten­ta­tivo fal­lì tra­gi­ca­men­te: tut­ti i bam­bi­ni morirono.

All’es­ter­no, ave­va­no tut­to ciò di cui ave­va­no biso­g­no per vive­re. Cibo, cure, pro­te­zio­ne. Eppu­re sono mor­ti. Per­ché? Man­ca­va­no del­le cose più importan­ti: la paro­la, le cure amo­re­vo­li, la parola.

Ques­to esem­pio mos­tra qual­co­sa di pro­fon­do: Le per­so­ne non vivo­no solo di ciò che rice­vo­no, ma anche di ciò che ascoltano.

Il vero udito come base della vita

«L’uo­mo non vive di solo pane, ma di ogni paro­la che esce dal­la boc­ca del Signo­re.» (Deu­te­ro­no­mio 8:3 Nuo­vo Testamento).

Se non sen­ti­amo la voce di Dio, qual­co­sa muo­re in noi, for­se non il nos­tro cor­po, ma la nos­t­ra fede. La nos­t­ra vita inte­rio­re diven­ta debo­le, impo­ten­te, vuo­ta. Ecco per­ché è fon­da­men­ta­le dare la prio­ri­tà all’as­col­to del­la voce di Dio.

Ma come avvie­ne ques­to ascol­to? La Bibbia lo descri­ve così: «Infat­ti non ave­te rice­vu­to uno spi­ri­to di schia­vi­tù, per cui dob­bia­te tem­e­re di nuo­vo; ma ave­te rice­vu­to uno spi­ri­to di ado­zio­ne, per il qua­le gri­dia­mo: Abba, Pad­re caro! Lo Spi­ri­to stes­so tes­ti­mo­nia al nos­tro spi­ri­to che sia­mo fig­li di Dio.» (Roma­ni 8:15f LUT).

Dio non ci par­la solo dal­l’es­ter­no, ma par­la al nos­tro esse­re più pro­fon­do. Il suo spi­ri­to comu­ni­ca con il nos­tro spi­ri­to. A vol­te Dio par­la in modo mol­to con­cre­to e gui­da­to. A vol­te ci con­for­ta. A vol­te ci cor­reg­ge. Ma a pre­sc­in­de­re dal con­ten­uto, ognu­no dei Suoi mess­ag­gi por­ta con sé una pro­fon­da veri­tà che for­ma l’i­den­ti­tà: Tu sei il mio ama­to bam­bi­no..

Come nel caso del bat­te­si­mo di Gesù: «Ques­to è il mio figlio pre­di­let­to, in lui ho una gran­de gioia»(Matteo 3:17 NLB). Ques­ta pro­mes­sa risuo­na semp­re quan­do Dio par­la.

E ques­to cam­bia tut­to. Quan­do non solo cono­scia­mo ques­ta veri­tà, ma la accet­ti­amo inte­rior­men­te, mol­to di ciò che ci opp­rime per­de il suo pote­re. Le preoc­cu­p­a­zio­ni, le pau­re e le insi­cu­rez­ze ini­zia­no ad allon­tan­ar­si quan­do sap­pia­mo chi sia­mo agli occhi di Dio.

Il vero udito diventa visibile

Ma ques­to è solo il pri­mo pas­so. Non si trat­ta solo di ciò che ascol­ti­amo, ma anche di come ascol­ti­amo. Gesù lo spie­ga in modo impres­sio­n­an­te nella para­bo­la del semi­na­to­re in Luca 8:4–15. Il seme è la paro­la di Dio. I diver­si pia­ni rappre­sen­ta­no diver­si tipi di udi­to:

  • Alcu­ni ascol­ta­no, ma il dia­vo­lo por­ta via la parola.
  • Alcu­ni ascol­ta­no con gioia, ma non han­no radici.
  • Alcu­ni ascol­ta­no, ma le preoc­cu­p­a­zio­ni e la ric­chez­za sof­fo­ca­no la parola.
  • Altri ascol­ta­no, man­ten­go­no la paro­la e porta­no frutto.

Il seme è semp­re buo­no. Non dipen­de dal­la qua­li­tà del­la paro­la di Dio. La doman­da cru­cia­le è: com’è il ter­re­no del nos­tro cuo­re? Come ascolt­a­to­ri, abbia­mo una responsa­bi­li­tà. Il nos­tro cuo­re deve esse­re pron­to a rice­ve­re la paro­la, a con­ser­var­la e a far­la crescere.

Subi­to dopo, Gesù usa un’al­tra imma­gi­ne: la luce. «Nes­su­no accen­der­eb­be una lam­pa­da per poi met­ter­ci sopra qual­co­sa o met­ter­la sot­to il let­to. No, le lam­pa­de sono posi­zio­na­te in modo che tut­ti colo­ro che ent­ra­no poss­a­no veder­le.»(Luca 8:16 NLB).

Ciò signi­fi­ca che ciò che Dio dice a noi deve diven­ta­re visi­bi­le. Non è desti­na­to a rima­ne­re nas­cos­to. Il vero udi­to non rima­ne invi­si­bi­le. Si mos­tra nella vita. Il dono più gran­de che i cris­tia­ni posso­no fare a ques­to mon­do non sono i pro­gram­mi per­fet­ti o le paro­le impres­sio­n­an­ti, ma le per­so­ne che ascol­ta­no e ven­go­no cam­bia­te da loro..

Poi Gesù dà un avver­ti­men­to mol­to serio: «Quin­di guar­da ora come ascol­tiPer­ché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tol­to anche quello che cre­de di ave­re.» (Luca 8:18 LUT).

Non si trat­ta solo del fat­to che sen­ti­amo, ma anche di come sen­ti­amo. Ques­te paro­le mostra­no due pos­si­bi­li sviluppi:

  • A chi accet­ta ver­a­men­te la paro­la → sarà dato di più.
  • Colo­ro che non lo accet­ta­no ver­a­men­te → per­do­no per­si­no ciò che pens­a­no di avere.

Ques­to è un avver­ti­men­to con­tro l’as­col­to super­fi­ci­a­le. Pos­sia­mo ascol­ta­re la paro­la di Dio, tro­var­la inter­es­san­te, esse­re d’ac­cordo con essa – eppu­re rima­ne irri­le­van­te. Ed è pro­prio ques­to il per­i­co­lo. La Bibbia descri­ve ques­ta con­di­zio­ne come ottu­s­i­tà spi­ri­tua­le. Isa­ia 6:10 par­la di orec­chie che diven­ta­no ottuse. È inter­es­san­te nota­re che cono­scia­mo ques­to prin­ci­pio anche dal­la psi­co­lo­gia. Il nos­tro cer­vel­lo ha la capa­ci­tà di assuefar­si. Sia­mo cos­tan­te­men­te espos­ti a sti­mo­li. Se dove­ssi­mo per­ce­pir­li tut­ti con­s­ape­vol­men­te, sarem­mo sopra­ffat­ti. Il nos­tro cer­vel­lo impa­ra quin­di a bloc­ca­re gli sti­mo­li non importanti.

Ques­to può acca­de­re anche a livel­lo spi­ri­tua­le. Se con­ti­nuia­mo a sen­ti­re ma non agi­a­mo, il nos­tro io inte­rio­re impa­ra: «Ques­to non ha con­se­guen­ze». Ciò che sen­ti­amo vie­ne clas­si­fi­ca­to come non importante.

Ascol­ti­amo ser­mo­ni, leg­gi­a­mo tes­ti bibli­ci, rice­via­mo impul­si, ma non mett­i­amo in pra­ti­ca nulla di tut­to ciò. E con il tem­po, acca­de qual­co­sa di per­i­co­lo­so: Non sia­mo più ricet­ti­vi. Sen­ti­amo anco­ra, ma non ci rag­gi­unge più.

Gesù lo spie­ga dra­sti­ca­men­te in poche paro­le: «Ma chi mi ascol­ta e non è uno scioc­co; è come un uomo che cos­truis­ce una casa sul­la sab­bia.»(Matteo 7:26 NLB).

Il vero ascolto porta all’azione

Come si pre­sen­ta quin­di un udi­to rea­le e cor­ret­to? Gesù rispon­de a ques­ta doman­da non solo in teo­ria, ma anche in pra­ti­ca. Luca 8:19–21 ci dice che sua mad­re e i suoi fratel­li ven­go­no da lui ma non ries­co­no a comu­ni­ca­re con lui a cau­sa del­la fol­la. Gli dico­no: «Tua mad­re e i tuoi fratel­li sono qui fuo­ri e vogli­o­no veder­ti.»(Luca 8:20 NLB).

La sua ris­pos­ta è sor­pren­den­te: «Mia mad­re e i miei fratel­li sono colo­ro che ascol­ta­no e met­to­no in pra­ti­ca la paro­la di Dio.» (Luca 8:21 LUT).

È un’af­fer­ma­zio­ne radi­cale. Non si trat­ta di vicinan­za ester­na. Non si trat­ta di ori­gi­ne. Non si trat­ta di affi­lia­zio­ne reli­gio­sa. Solo ques­to è decisi­vo: Ascol­ta­re la paro­la di Dio e agi­re di con­se­guen­za. È così che si rico­no­sce il vero dis­ce­po­la­to. A una per­so­na che ascol­ta in ques­to modo ven­go­no pro­mes­se cose straordinarie:

  • Lei appar­tiene alla fami­glia di Dio. Ques­to ci ricorda che il Suo Spi­ri­to tes­ti­mo­nia al nos­tro spi­ri­to che sia­mo fig­li di Dio.
  • Por­ta frut­ti visi­bi­li – come un cam­po che pro­du­ce il cen­tu­plo (Luca 8:8).
  • E cos­truis­ce la sua vita su soli­de fon­da­men­ta.. Ques­to ci ripor­ta a Matteo 7: la dif­fe­ren­za tra la roc­cia e la sab­bia è sor­pren­den­te­men­te pic­co­la – è la paro­li­na ’non». Chi ascol­ta la paro­la di Dio e la met­te in pra­ti­ca cos­truis­ce su una roc­cia, chi ascol­ta la paro­la di Dio e non la met­te in pra­ti­ca cos­truis­ce sul­la sab­bia. Ent­ram­bi posso­no sem­bra­re simi­li all’es­ter­no. Ma la dif­fe­ren­za diven­ta evi­den­te nella tempesta.

La Bibbia chia­ris­ce più vol­te che l’as­col­to e l’ob­be­dien­za sono inse­pa­ra­bi­li. Nel­le lin­gue bibli­che, ent­ram­be le cose sono con­te­nute nella stes­sa parola.

Abra­mo ne è un esem­pio impres­sio­n­an­te. Di lui si dice che: «Abram si mise in viag­gio come il Signo­re gli ave­va ordi­na­to»(Gene­si 12:4 NLB). Ques­to è il ful­cro del­la sua fede: ascol­tò e andò.

La Let­te­ra agli Ebrei lo rias­su­me così: «Per fede, Abra­mo obbe­dì quan­do Dio gli dis­se di lascia­re la sua ter­ra e di tras­fer­ir­si in un’al­tra ter­ra che Dio gli avreb­be dato in eredi­tà. Se n’è anda­to sen­za sape­re dove lo avreb­be por­tato il suo cammi­no» (Ebrei 11:8 NLB).

Abra­mo non capi­va semp­re tut­to. Mol­te cose non ave­va­no sen­so. Eppu­re si fida­va di Dio. Ques­to è dimostra­to in modo mol­to chia­ro nella sto­ria in cui gli vie­ne chies­to di sacri­fi­ca­re suo figlio. Dopo 25 anni di attesa del­la pro­mes­sa, Dio gli chie­de di fare un pas­so incom­pren­si­bi­le per gli uomi­ni. Eppu­re leg­gi­a­mo: «Abra­mo si alzò pres­to il mat­ti­no seguen­te […] e par­tì per il luo­go che Dio gli ave­va indi­ca­to.» (Gene­si 22:3 NLB). Per­ché? Per­ché ave­va impa­ra­to che la voce di Dio è affidabile.

In momen­ti importan­ti del­la mia vita, Dio ha par­la­to così chia­ra­men­te nella mia vita che la doman­da non è più qua­le sia la volon­tà di Dio, ma solo se sono dis­pos­to ad obbed­ire. Se voglia­mo cos­trui­re la nos­t­ra vita sul­la roc­cia, non c’è modo di evi­tar­lo. Natur­al­men­te, ci sono anche situa­zio­ni in cui sia­mo incer­ti. Non sap­pia­mo esat­ta­men­te qua­le sia la volon­tà di Dio. All­o­ra pos­sia­mo agi­re al meglio del­le nost­re cono­scen­ze e con­vin­zio­ni e con­fi­da­re che Dio ci guidi.

Il vero udi­to non è un pro­ces­so acu­s­ti­co. È un pro­ces­so inte­rio­re che dà for­ma alla nos­t­ra vita. Vivia­mo a par­ti­re dal­la Paro­la di Dio. Da essa rice­via­mo la nos­t­ra iden­ti­tà. E dimostria­mo con le nost­re azio­ni che abbia­mo ver­a­men­te ascolt­a­to. Alla fine, tut­to si ridu­ce a ques­ta sem­pli­ce ma impeg­na­ti­va veri­tà: Non è chi ascol­ta che cre­sce, ma chi ascol­ta e agisce.

 

Possibili domande per i piccoli gruppi

Leg­gi il tes­to bibli­co: Luca 8:4–21

  1. Dove hai avu­to di recen­te l’im­pres­sio­ne che Dio ti abbia par­la­to e come l’hai affrontata?
  2. Qua­le «tipo di ter­re­no» (Luca 8) rico­no­sci mag­gior­men­te nella tua vita al momen­to – e perché?
  3. C’è qual­co­sa che sai che Dio ti ha mostra­to, ma che non hai anco­ra rea­liz­za­to? Cosa ti blocca?
  4. Come puoi fare in modo che ciò che sen­ti sia visi­bi­le anche nella tua vita quotidiana?
  5. In tut­ta ones­tà, al momen­to stai cos­truen­do la tua vita più sul­le roc­ce o sul­la sab­bia e come si mani­fes­ta nella pratica?